La nuova Strategia di Difesa nazionale pubblicata dal Pentagono segna un cambio di rotta significativo: per la prima volta dopo oltre un decennio, la Cina non è più indicata come la principale minaccia strategica per gli Stati Uniti. Il documento, diffuso a Washington dopo mesi di attesa, adotta un tono più conciliante nei confronti di Pechino e riorienta le priorità verso la sicurezza del territorio nazionale e dell’emisfero occidentale. Secondo la nuova linea, la competizione con la Repubblica Popolare Cinese resta un elemento centrale, ma non più dominante. Il Pentagono sottolinea la necessità di “dissuasione attraverso la forza, non attraverso il confronto”, un approccio che mira a ridurre il rischio di escalation militare e a privilegiare canali diplomatici e cooperativi, soprattutto nelle aree di interesse comune come la sicurezza marittima e la stabilità economica. Il documento sposta inoltre l’attenzione su minacce considerate più immediate, come i flussi migratori irregolari, il narcotraffico e la vulnerabilità delle infrastrutture critiche nel continente americano. Una scelta che riflette la volontà dell’amministrazione di rafforzare la protezione del territorio nazionale e di ridurre l’impegno militare in aree tradizionalmente presidiate dagli Stati Uniti, tra cui Europa, Corea del Sud e Medio Oriente. La strategia ha suscitato reazioni contrastanti tra analisti e alleati. Alcuni osservatori la interpretano come un tentativo di abbassare la tensione con Pechino in un momento di forte interdipendenza economica, mentre altri temono che un approccio meno assertivo possa essere letto come un segnale di debolezza. In ogni caso, il nuovo orientamento rappresenta una svolta nella postura globale degli Stati Uniti, destinata a influenzare gli equilibri geopolitici nei prossimi anni.



