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Disturbo Istrionico di Personalità: il bisogno di essere al centro dell’attenzione

venerdì, 23 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Il Disturbo Istrionico di Personalità è spesso frainteso, ridotto a una caricatura di eccesso, teatralità o superficialità emotiva. In realtà, dietro ciò che appare come esagerazione, c’è quasi sempre un bisogno profondo e autentico: quello di essere visti, riconosciuti, sentiti come presenti e significativi per qualcuno.

Il termine “istrionico” deriva da istrione, l’attore, e in ambito clinico descrive una modalità di vivere e manifestare le emozioni in modo intenso, visibile, spesso amplificato. Non si tratta di fingere o di recitare per ingannare l’altro, ma di portare fuori ciò che si prova perché l’idea di restare invisibili, emotivamente non riconosciuti, è vissuta come intollerabile.

Al centro di questo funzionamento c’è un forte desiderio di attenzione, di apprezzamento e di conferma nelle relazioni. Essere guardati, ascoltati, scelti non è un semplice piacere, ma una necessità emotiva primaria. Quando questo bisogno non viene soddisfatto, possono emergere vissuti profondi di vuoto, di trascuratezza o di rifiuto, come se l’assenza dell’altro mettesse in discussione non solo il legame, ma il valore stesso della propria esistenza emotiva. È come se, senza uno sguardo che conferma, il senso di sé si indebolisse drasticamente.

Le emozioni, in questo quadro, tendono a essere molto intense e mutevoli. Gioia, entusiasmo, dolore e tristezza possono alternarsi rapidamente, spesso in risposta a ciò che accade nelle relazioni. Dall’esterno queste reazioni possono apparire sproporzionate o eccessive, ma nella maggior parte dei casi sono l’espressione di un bisogno profondo di rassicurazione affettiva. L’intensità emotiva diventa così un modo per restare in connessione con l’altro, per sentire che il legame è vivo e che non si sta scivolando nell’indifferenza o nell’abbandono.

Le relazioni affettive sono vissute con grande coinvolgimento. La persona tende a cercare una vicinanza costante, una presenza continua che dia sicurezza e confermi il legame. Quando l’altro si allontana, si distrae o rivolge attenzione a qualcun altro, possono emergere sofferenza intensa, rabbia o comportamenti impulsivi. Queste reazioni non nascono da un desiderio di controllo, ma dal tentativo disperato di “recuperare” il legame e di non sentirsi lasciati soli emotivamente. L’abbandono, anche solo percepito, può essere vissuto come una minaccia profonda alla stabilità interna.

Un altro aspetto centrale riguarda il modo in cui viene percepita l’intimità.

A volte le relazioni vengono sentite come più profonde e significative di quanto siano realmente. Un gesto, una parola, uno sguardo possono essere interpretati come la prova di un legame speciale o di un amore intenso.

Questo accade perché il bisogno di connessione è così forte da colorare la realtà emotiva, rendendo difficile distinguere tra desiderio e reale reciprocità. Non è una manipolazione consapevole, ma una lettura affettiva della realtà guidata dalla fame di legame.

È importante distinguere il Disturbo Istrionico di Personalità da altri quadri clinici, come il narcisismo. Se nel narcisismo l’attenzione serve a sentirsi superiori, speciali o ammirati, nell’istrionico l’attenzione serve soprattutto a sentirsi amati e a non essere abbandonati. Le origini di questo funzionamento sono complesse e biopsicosociali: coinvolgono il temperamento individuale, la sensibilità emotiva e le esperienze relazionali precoci, in particolare quelle in cui l’affetto è stato percepito come incostante, condizionato o imprevedibile.

La psicoterapia rappresenta uno spazio fondamentale di cura. Può aiutare a riconoscere e regolare le emozioni, a costruire relazioni più stabili e a sviluppare un senso di sé meno dipendente dallo sguardo dell’altro. Non si tratta di spegnere l’intensità emotiva, ma di imparare a viverla senza che diventi l’unico modo per sentirsi esistenti. In questo percorso, il bisogno di attenzione può trasformarsi gradualmente in una capacità più solida di connessione, fondata non sull’urgenza di essere visti, ma sulla possibilità di sentirsi presenti anche quando lo sguardo dell’altro si allontana.

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