Con un annuncio ufficiale trasmesso dalla residenza di Tokyo, il Primo Ministro giapponese ha sciolto la Camera dei Rappresentanti, aprendo la strada a elezioni anticipate fissate per l’8 febbraio. La decisione, maturata dopo settimane di speculazioni politiche e pressioni interne alla coalizione di governo, segna l’inizio di una campagna elettorale che si preannuncia intensa e decisiva per il futuro dell’arcipelago. Secondo fonti governative, il provvedimento è stato motivato dalla volontà di “rinnovare il mandato popolare” in un momento cruciale per l’economia nazionale e per la gestione delle relazioni regionali, in particolare con Cina e Corea del Sud. Il Primo Ministro, al centro di un delicato equilibrio tra riforme fiscali e sicurezza strategica, punta a consolidare il proprio consenso prima dell’approvazione della nuova legge di bilancio. Lo scioglimento del Parlamento ha immediatamente attivato i meccanismi costituzionali previsti: i partiti hanno avviato le consultazioni interne per definire le candidature, mentre la Commissione Elettorale Nazionale ha confermato la data dell’8 febbraio come termine per il voto. Le principali forze di opposizione, tra cui il Partito Costituzionale Democratico e il Partito Comunista Giapponese, hanno accolto la notizia come un’opportunità per rilanciare le proprie proposte su welfare, ambiente e diritti civili. Nel frattempo, l’opinione pubblica appare divisa. Alcuni analisti leggono lo scioglimento come una mossa tattica per anticipare eventuali contraccolpi economici, mentre altri sottolineano il rischio di una campagna elettorale troppo breve per un confronto approfondito sui temi strutturali. In un Paese dove la stabilità politica è spesso legata alla continuità istituzionale, le elezioni dell’8 febbraio potrebbero rappresentare un punto di svolta. Il Giappone si prepara così a un mese di dibattiti, programmi e promesse, con lo sguardo rivolto a un futuro che si gioca, ancora una volta, nelle urne.



