La crisi sulla Groenlandia si allarga dal piano strategico a quello commerciale e diplomatico, aprendo una nuova frattura tra Stati Uniti ed Europa. Le minacce del presidente americano Donald Trump di imporre dazi contro i Paesi che ostacolano l’annessione dell’isola artica hanno provocato una reazione compatta, seppur prudente, degli alleati occidentali.
Da Londra, il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito “completamente sbagliata” l’ipotesi di una guerra commerciale per la Groenlandia, invitando a una “discussione calma tra alleati”. “La sicurezza della Groenlandia è importante e lo sarà sempre di più con il cambiamento climatico e l’apertura delle rotte artiche”, ha sottolineato, richiamando la necessità di una difesa collettiva più forte nell’estremo Nord.
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito i dazi “un errore” e ha avvertito contro una spirale di ritorsioni commerciali all’interno dell’Occidente. “Uno scontro economico tra alleati favorirebbe solo Cina e Russia”, ha detto, ribadendo che il futuro della Groenlandia “lo decidono i groenlandesi”.
La risposta europea resta per ora misurata ma concreta. L’Unione europea sta valutando misure di riequilibrio fino a 93 miliardi di euro in caso di escalation, pur escludendo al momento l’attivazione dello strumento anti-coercizione. Le contromisure sono sospese fino al 6 febbraio, mentre il 22 gennaio è stato convocato un Consiglio europeo straordinario per discutere della crisi. “Sovranità e integrità territoriale non sono negoziabili”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo António Costa.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha riferito di consultazioni con il segretario generale della Nato Mark Rutte, con Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ribadendo l’impegno comune a difendere la sovranità della Groenlandia e del Regno di Danimarca.
Da Washington, però, il messaggio resta duro. In una lettera al premier norvegese Jonas Gahr Støre, Trump ha scritto di non sentirsi più “in dovere di pensare solo alla pace”, sostenendo che la Danimarca non sarebbe in grado di proteggere la Groenlandia da Russia e Cina. “Il mondo non sarà sicuro se non avremo il controllo totale e completo dell’isola”, ha affermato, rilanciando anche su Truth l’idea che la Nato abbia da anni chiesto a Copenaghen di “allontanare la minaccia russa”.
Mosca osserva con attenzione. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato di “molte informazioni allarmanti” sugli sviluppi in Groenlandia, aggiungendo che Trump, risolvendo la questione dell’annessione, “entrerebbe nella Storia”, senza esprimere giudizi di merito. Pechino, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha invece richiamato Washington al rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
Nel frattempo, il dossier assume anche una dimensione militare. Il Canada valuta l’invio di truppe in Groenlandia per esercitazioni Nato, mentre secondo il New York Times i leader europei restano inclini al dialogo, pur senza escludere ritorsioni. Una linea di equilibrio precario, mentre la Groenlandia si conferma sempre più come uno snodo strategico dove si intrecciano sicurezza, commercio e competizione globale.



