“Tutti i cristiani si impegnino per la pace e la giustizia” e “non abbiamo bisogno di effimeri surrogati di felicità”. È stato questo, in estrema sintesi, il doppio richiamo che il Papa ha affidato ieri all’Angelus con cui si è aperta la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il Pontefice ha ricordato che questa l’iniziativa affonda le sue radici in un cammino iniziato due secoli fa e sostenuto in modo decisivo da Papa Leone XIII: “Proprio cento anni fa vennero pubblicati per la prima volta i suggerimenti per l’ottavario di preghiera dei cristiani”.
Il tema scelto per quest’anno è tratto dalla Lettera agli Efesini: ‘Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza cui siete stati chiamati’. Leone XIV ha chiarito che i testi di preghiera e di riflessione “sono stati preparati da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le relazioni interreligiose della Chiesa apostolica armena”, e ha quindi invitato “tutte le comunità cattoliche a rafforzare la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani”. Un impegno che, ha precisato, “si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e la giustizia”.
Pensiero alla Repubblica Democratica del Congo
Il Santo Padre ha poi rivolto un pensiero particolare alla situazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo: “Ricordo in particolare le grandi difficoltà che soffre la popolazione costretta a fuggire dal proprio Paese, specialmente verso il Burundi, a causa della violenza e di una grave crisi umanitaria”. Da qui l’invito: “Preghiamo affinché tra le parti in conflitto prevalga sempre il dialogo per la riconciliazione e la pace”.
Successivamente ha chiesto preghiere e solidarietà per “le popolazioni colpite dalle inondazioni in Africa meridionale” per porre l’attenzione su una sofferenza che coinvolge intere comunità e che interpella la responsabilità internazionale.
La figura di Giovanni il Battista
Commentando il Vangelo il Vescovo di Roma si è soffermato sulla figura di Giovanni il Battista: “Oggi il Vangelo ci parla di Giovanni che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia”, ha ricordato, citando le parole: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Giovanni, ha spiegato, “riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la missione e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito”.
Il Papa ha voluto precisare di come il Battista fosse “un uomo molto amato dalle folle”, al punto che “sarebbe stato facile per lui sfruttare la sua fama”. Ma, ha aggiunto, “non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui”. Da questo esempio nasce un richiamo diretto al presente: “All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva”, ha detto, osservando che questo può “condizionare idee, comportamenti e stati d’animo, causare sofferenze e divisioni, produrre stili di vita effimeri e deludenti”. Per questo, ha scandito, “non abbiamo bisogno di questi ‘surrogati di felicità’”.
No a illusioni passeggere
“La nostra gioia e la nostra grandezza”, ha proseguito, “non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli”. Un passaggio centrale dell’Angelus, in cui Leone XIV ha spiegato che l’amore di Dio “non viene a stupirci con effetti speciali, ma a condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi”. Il Pontefice ha quindi invitato a uno stile di vita più essenziale: “Non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio. Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza”. E ancora: “Impariamo da Giovanni il Battista a mantenere vigile lo spirito, ad amare le cose semplici e le parole sincere, vivendo con sobrietà”.
Infine, l’esortazione pratica: “Troviamo ogni giorno un momento per fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, a ‘fare deserto’, per incontrare il Signore e stare con Lui”. L’Angelus si è concluso con l’affidamento alla Vergine Maria, indicata come “modello di semplicità, di saggezza e di umiltà”.



