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Groenlandia, scontro aperto tra Usa ed Europa. Mosca “seria preoccupazione” sull’invio di truppe Nato

giovedì, 15 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Mosca lancia l’allarme e accusa la Nato di militarizzare l’Artico con un “falso pretesto”. È da qui che parte la nuova escalation diplomatica e militare sulla Groenlandia, mentre l’offensiva politica di Donald Trump sull’isola artica innesca una risposta europea sempre più concreta e approfondisce lo scontro tra alleati occidentali.
In una nota diffusa dall’ambasciata russa in Belgio, sede della Nato, la Federazione Russa ha espresso “seria preoccupazione” per l’invio di truppe dell’Alleanza in Groenlandia, denunciando il rafforzamento della presenza militare “con il falso pretesto di una crescente minaccia da parte di Mosca e Pechino”. Secondo la diplomazia russa, l’Artico dovrebbe restare “un territorio di pace, dialogo e cooperazione paritaria”, soprattutto alla luce dello scioglimento dei ghiacci, dell’aumento del valore strategico delle rotte polari e delle risorse naturali. Mosca accusa inoltre la Nato di una deriva militarista che renderebbe “sempre più imprevedibile” la capacità dell’Alleanza di trovare soluzioni condivise, anche sulle questioni artiche.
Il quadro si è ulteriormente irrigidito dopo il fallimento del summit a Washington tra il vicepresidente statunitense J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e la delegazione danese e groenlandese. Nessun passo avanti, anzi. La premier danese Mette Frederiksen ha parlato apertamente di “disaccordo totale”, sottolineando che “l’ambizione americana resta intatta”. Da Copenaghen e Nuuk è arrivata una chiusura netta alle pretese statunitensi, mentre Bruxelles ha iniziato a valutare contromisure politiche ed economiche.

L’Europa si muove

Sul terreno, intanto, l’Europa si muove. Francia, Germania, Svezia e Paesi nordici hanno annunciato l’invio di militari sull’isola, sotto sovranità danese, nell’ambito di una missione europea. I primi quindici soldati francesi sono già arrivati in Groenlandia, mentre è prevista a breve la presenza di contingenti tedeschi e svedesi. Il vicepremier groenlandese Mute Egede ha confermato che “ulteriori truppe Nato” saranno dispiegate nei prossimi giorni, con un aumento di voli e navi militari, ufficialmente per esercitazioni e attività di vigilanza.
Anche la Spagna non esclude un coinvolgimento. La ministra della Difesa Margarita Robles ha parlato di una possibile partecipazione alla missione europea, invitando però alla cautela e a non “anticipare gli eventi”. Parallelamente, il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza nazionale all’Eliseo per discutere sia della crisi groenlandese sia delle tensioni in Iran, coinvolgendo ministri e vertici militari.
Dal canto suo, Trump continua a rilanciare. Dallo Studio Ovale ha ribadito che “si può trovare una soluzione” e che la Groenlandia sarebbe cruciale per rendere la Nato “più efficace”. Il presidente statunitense ha insistito sul tema della sicurezza nazionale, sostenendo che la Danimarca non sarebbe in grado di difendere da sola l’isola in caso di mosse ostili di Russia o Cina. “Non ho intenzione di rinunciare alle opzioni”, ha dichiarato, evocando apertamente scenari di competizione globale nell’Artico.
A Bruxelles, però, cresce l’idea di una risposta più dura. Tra le ipotesi allo studio c’è il rinvio del via libera dell’Europarlamento all’intesa sui dazi firmata lo scorso luglio tra l’Unione europea e Washington. Il voto, inizialmente previsto per fine gennaio in commissione Commercio, potrebbe slittare come segnale politico contro le mire statunitensi sulla Groenlandia. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ribadito che “devono essere i cittadini del territorio a decidere”, richiamando il principio di autodeterminazione.
Intanto, da Copenaghen arriva una smentita diretta alla narrativa usata da Trump. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha negato l’esistenza di una minaccia cinese imminente attorno all’isola: “Non è vero che ci siano navi da guerra cinesi ovunque. Secondo le nostre informazioni di intelligence, non ne vediamo da circa un decennio”.

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