Si è svolto oggi, a Palazzo Wedekind, il convegno “Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro, organizzato dall’Associazione Allievi SNA e Federmanager. Durante l’iniziativa si sono analizzati l’impatto dell’inverno demografico sulla capacità produttiva del Paese, le dinamiche occupazionali e la sostenibilità di lungo periodo del sistema di welfare.

Dopo i saluti del presidente INPS Gabriele Fava, i lavori sono stati introdotti dal presidente dell’Associazione Allievi SNA Alessandro Romano e moderati dal giornalista Salvatore Santangelo.
Tra gli intervenuti: Andrea Brandolini (Banca d’Italia), Renato Loiero (Consigliere del Presidente del Consiglio), Paola Nicastro (Sviluppo Lavoro Italia), Valter Quercioli (presidente Federmanager), Anna Laura Sabbadini (direttrice centrale ISTAT), Gianfranco Santoro (direttore DC Studi INPS), Francesco Verbaro (presidente FORMA.Temp) e Valeria Vittimberga (direttore generale INPS).
Gabriele Fava ha sottolineato come si necessario affrontare in modo strutturale la crescente carenza di manodopera e costruire una nuova alleanza stabile tra imprese e sistema dell’istruzione e della formazione, in grado di mettere in sintonia competenze, fabbisogni produttivi e percorsi di ingresso nel mercato del lavoro.
Oltre al sostegno alle nuove generazioni, è indispensabile investire con decisione nella riqualificazione e nell’aggiornamento continuo dei lavoratori senior, in particolare degli over 55, per accompagnarne le transizioni professionali e garantirne l’impiego nel tempo. Un mercato del lavoro efficiente, ha spiegato, non espelle le persone ma le aggiorna, le riconverte e ne valorizza il contributo lungo tutto l’arco della vita attiva.
In questa prospettiva, occupabilità e continuità lavorativa diventano leve decisive non solo per rafforzare la competitività delle imprese, ma anche per assicurare la tenuta complessiva del sistema Paese e l’equilibrio di lungo periodo del sistema previdenziale

Valeria Vittimberga ha analizzato l’impatto del declino demografico sul mercato del lavoro italiano, proponendo soluzioni a breve/medio e lungo termine.
Nel Breve/medio periodo (fino al 2040) sarà necessario affrontare la “gobba” pensionistica dei boomers con immissione di nuovi lavoratori e investire su giovani, donne, disoccupati e inoccupati per sostenere occupazione e sistema pensionistico.
Per quanto riguarda il lungo periodo: Puntare su produttività, qualità organizzativa, PMI, management e competenze. Adottare tecnologia per migliorare qualità lavorativa e redistribuire profitti (reskilling contro danno da innovazione).
In ultimo, affrontare attrattività e salari: rendere l’Italia competitiva per talenti alti, evitando fuga di cervelli. Promuovere politiche salariali (detassazione medio-bassi), contrattazione collettiva e legge sulla partecipazione per produttività condivisa, senza appiattimento verso il basso.
Alessandro Romano ha sottolineato la necessità di guardare oltre l’emergenza quotidiana per affrontare i fenomeni strutturali che stanno già trasformando l’Italia, in particolare il mercato del lavoro, il sistema pensionistico e l’assistenza sanitaria. Ha richiamato l’importanza di una riflessione sulla sostenibilità di lungo periodo dei sistemi complessi, ponendo l’accento su temi come l’equilibrio di genere, l’immigrazione e l’invecchiamento della popolazione. Questi cambiamenti, ha ricordato, non riguardano un futuro distante, ma sono già in corso e influenzeranno profondamente la composizione del mercato del lavoro nei prossimi vent’anni.
Valter Quercioli ha definito il convegno un passaggio istituzionale cruciale per ripensare il lavoro in un Paese segnato dall’inverno demografico. Ha evidenziato la necessità di mantenere la sostenibilità del welfare con un numero minore di lavoratori, puntando su occupazione ad alto valore aggiunto e su una ripresa della manifattura. Ha invocato una nuova fiscalità che sposti il peso dalle persone fisiche alle rendite e all’automazione, aprendo il dibattito su un sistema tributario più moderno. Ha infine sottolineato l’importanza della collaborazione tra INPS e il mondo manageriale per unire la visione istituzionale e l’esperienza d’impresa.
Francesco Verbaro ha posto l’accento sulla centralità delle nuove generazioni e sulla necessità di programmare le politiche pubbliche in un contesto di denatalità ormai strutturale. Ha invitato a valorizzare il capitale umano, gli inattivi e i lavoratori marginalizzati attraverso formazione e aggiornamento continuo. L’intelligenza artificiale, ha affermato, può diventare uno strumento per rendere più efficienti le istituzioni e “fare di più con meno”, in linea con il principio del public management degli anni ’90. La sostenibilità, ha concluso, passa dalla cura e dalla crescita qualitativa delle competenze, lungo tutta la filiera educativa.
Gianfranco Santoro ha osservato che, di fronte alla riduzione dei posti di lavoro prevista entro il 2050, sarà essenziale attivare il potenziale delle persone oggi ai margini del mercato del lavoro. Ha indicato tra le priorità l’aumento della partecipazione femminile e giovanile e il miglioramento delle politiche di conciliazione tra vita e lavoro, strumenti che possono contribuire a sostenere l’equilibrio del sistema previdenziale. Riferendosi al contesto europeo, ha ricordato che la transizione demografica interessa tutti i Paesi industrializzati, ma che in Italia il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione si sono manifestati prima e in forma più accentuata, richiedendo quindi interventi più tempestivi e mirati.



