Ad Aleppo si chiude — almeno per ora — uno dei capitoli più tesi degli ultimi mesi del conflitto siriano. I combattenti curdi delle Forze Democratiche Siriane (SDF) hanno accettato di evacuare la città, dopo giorni di scontri intensi con le forze filo‑governative nei quartieri settentrionali a maggioranza curda. La decisione arriva al termine di un accordo di cessate il fuoco raggiunto con il governo centrale siriano, mediato anche da attori internazionali, tra cui gli Stati Uniti. Gli scontri, iniziati all’inizio di gennaio, avevano provocato decine di morti, tra cui almeno 21 civili, e costretto migliaia di persone a fuggire dalle proprie case. Il ministero della Difesa siriano aveva già annunciato una tregua temporanea, concedendo ai gruppi armati sei ore per lasciare i quartieri di Sheikh Maqsoud, Ashrafieh e Bani Zaid. Autobus governativi erano stati schierati per l’evacuazione, ma inizialmente erano rimasti vuoti, segno della tensione e dell’incertezza sul terreno. Secondo quanto riportato dall’AFP, i combattenti curdi hanno infine accettato l’uscita dalla città, ponendo fine agli scontri che avevano trasformato Aleppo in un nuovo epicentro di instabilità, a tredici anni dall’inizio della guerra civile siriana. L’accordo prevede che i miliziani vengano trasferiti verso il nord‑est della Siria, territorio controllato dalle stesse SDF, mentre l’esercito governativo riprende il controllo dei quartieri contesi. La situazione resta comunque fragile: fonti locali parlano di una “crisi umanitaria in corso”, con migliaia di sfollati che non sanno quando potranno rientrare nelle proprie case. Gli analisti sottolineano che gli scontri di Aleppo riflettono la profonda sfiducia tra le forze curde e il governo di Damasco, nonostante anni di coesistenza forzata. L’evacuazione potrebbe dunque rappresentare una pausa, non una soluzione definitiva. Per ora, Aleppo tira un sospiro di sollievo. Ma la tregua, come spesso accade in Siria, resta appesa a un filo.



