Un terremoto di magnitudo 6.5 ha colpito nelle prime ore del 2 gennaio lo stato di Guerrero, nel sud del Messico, lasciando dietro di sé due vittime, decine di feriti e una lunga scia di paura. L’epicentro è stato localizzato nell’area di San Marcos, una zona ad alta attività sismica, ma la scossa è stata avvertita con forza anche a Città del Messico, dove migliaia di persone sono fuggite in strada mentre gli edifici oscillavano per diversi secondi. Le autorità locali hanno confermato la morte di una donna di 56 anni, rimasta schiacciata dal crollo della sua abitazione a Guerrero, e di un uomo di 67 anni deceduto nella capitale durante le operazioni di evacuazione, probabilmente a causa di un arresto cardiorespiratorio dopo una caduta sulle scale. La sindaca di Città del Messico, Clara Brugada, ha segnalato almeno 12 feriti, oltre alla caduta di pali, alberi e a interruzioni della corrente in diversi quartieri. Il Servizio Sismologico Nazionale ha registrato 546 repliche, la più forte delle quali di magnitudo 4.7, alimentando l’allerta in una regione che conosce bene la violenza dei terremoti. Squadre di protezione civile stanno effettuando ispezioni su edifici pubblici e privati, mentre le autorità federali invitano la popolazione a mantenere la calma e a seguire le procedure di sicurezza. Nonostante l’intensità della scossa, i danni strutturali appaiono contenuti rispetto ad altri eventi sismici che hanno colpito il Paese negli ultimi anni. Tuttavia, la sequenza di repliche e il ricordo dei terremoti devastanti del passato mantengono alta la tensione. In molte comunità di Guerrero, la notte è trascorsa all’aperto, tra tende improvvisate e timori di nuovi crolli. Il governo ha assicurato che continuerà a monitorare la situazione e a fornire assistenza alle zone più colpite. Per il Messico, ancora una volta, la terra ha ricordato la sua forza imprevedibile.



