L’amministrazione statunitense ha bloccato l’acquisizione degli asset sui semiconduttori di Emcore Corp. da parte della società HieFo, giudicando l’operazione un rischio diretto per la sicurezza nazionale. Con un ordine esecutivo firmato nelle ultime ore, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha imposto lo smantellamento dell’accordo da 2,92 milioni di dollari, finalizzato nel 2024 sotto l’amministrazione Biden e rimasto finora lontano dai riflettori. Al centro del provvedimento ci sono le tecnologie legate ai chip digitali e alla produzione di wafer in fosfuro di indio, materiali strategici per telecomunicazioni ad alta velocità, radar, sensori ottici e applicazioni militari avanzate. Secondo la Casa Bianca, HieFo — società registrata nel Delaware ma controllata da un cittadino cinese — potrebbe rappresentare un canale di trasferimento di know‑how sensibile verso Pechino, in un settore considerato cruciale per la supremazia tecnologica americana. L’ordine esecutivo vieta a HieFo di completare l’acquisizione e impone la cessione degli asset già rilevati, segnando un nuovo capitolo nella crescente pressione di Washington sulle operazioni che coinvolgono attori legati alla Repubblica Popolare Cinese. Una linea dura che si inserisce nella strategia più ampia di contenimento tecnologico, già vista con le restrizioni all’export di componenti avanzati e con il rafforzamento del controllo sugli investimenti stranieri. Emcore, azienda con sede nel New Jersey, non ha commentato nel dettaglio la decisione, mentre HieFo ha fatto sapere di “valutare le opzioni legali”. Intanto, il provvedimento alimenta il dibattito sul ruolo del Comitato per gli Investimenti Esteri negli Stati Uniti (CFIUS), sempre più centrale nel filtrare operazioni considerate potenzialmente rischiose. Per Washington, la partita dei chip resta una delle più strategiche del decennio: un terreno dove economia, sicurezza e geopolitica si intrecciano senza margini di ambiguità.



