Preoccupazione e richiesta di correttivi urgenti. È la posizione espressa dalla Federazione autonoma delle piccole imprese (Fapi) in merito all’attuale impostazione del piano Transizione 5.0, così come delineata nella legge di Bilancio. Secondo l’associazione, il rischio concreto è che lo strumento non risponda in modo adeguato alle esigenze reali delle piccole e medie imprese italiane. A lanciare l’allarme è il Presidente nazionale Gino Sciotto, che in una nota parla di “evidenti criticità legate alla separazione o compartimentazione degli investimenti”. Un meccanismo che, secondo la Fapi, penalizza fortemente le imprese: “Un singolo macchinario da 100 mila euro che soddisfa i requisiti 5.0 è sufficiente a far decadere la maggiorazione su un investimento complessivo da 5 milioni di euro”, spiega Sciotto, evidenziando un paradosso che rischia di scoraggiare gli investimenti strutturati.
Pur condividendo gli obiettivi di innovazione, sostenibilità e transizione energetica alla base del piano, la Federazione sottolinea come le modalità operative previste risultino “eccessivamente complesse”, con criteri di accesso poco chiari e tempi di attuazione che potrebbero penalizzare proprio il tessuto produttivo che rappresenta l’ossatura dell’economia nazionale.
Strumenti semplici
“Le PMI hanno bisogno di strumenti semplici, certi e immediatamente fruibili – prosegue Sciotto –. In assenza di correttivi sostanziali, Transizione 5.0 rischia di restare un’opportunità solo teorica, difficilmente accessibile alle imprese di minori dimensioni, già alle prese con costi elevati, difficoltà di programmazione e un quadro economico incerto”. Da qui l’appello diretto al Governo e alle istituzioni competenti affinché si apra un confronto urgente. L’obiettivo, secondo la Fapi, è rendere il piano realmente inclusivo, semplificando le procedure, ampliando la platea dei beneficiari e garantendo un accompagnamento concreto alle imprese nel percorso di transizione.
“Solo attraverso il dialogo e il coinvolgimento delle rappresentanze datoriali – conclude Sciotto – sarà possibile trasformare Transizione 5.0 in una vera leva di sviluppo, competitività e crescita per l’intero sistema produttivo italiano”.



