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Putin apre a un vertice con Zelensky, ma avverte: “Deve essere ben preparato”

Kiev rilancia: “Entro lunedì la prova di volontà, oppure sarà la volta degli alleati”. Intanto l’Unione Europa è pronta a valutare nuove sanzioni e l’invio di truppe
sabato, 30 Agosto 2025
2 minuti di lettura

La notizia è che il Cremlino non chiude la porta a un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, ma nello stesso tempo lo condiziona a una preparazione approfondita. “Il Presidente non esclude la possibilità di un vertice”, le parole del portavoce Dmitry Peskov, “ma ritiene che qualsiasi incontro al più alto livello debba essere ben preparato, in modo da poter finalizzare il lavoro già svolto dagli esperti”. Un lavoro che, ha ammesso Peskov, “non è ancora in pieno svolgimento”.

La Russia, comunque, “mantiene il proprio interesse e la propria disponibilità” a negoziati. Da parte ucraina le parole del Cremlino non bastano. Zelensky ha ricordato che lunedì scadrà la scadenza fissata dal Presidente americano Donald Trump, che due settimane fa aveva concesso a Putin un termine per dimostrare un impegno reale verso la pace. “Gli alleati aspetteranno fino al primo settembre affinché la Russia si prepari ai colloqui, ma se il Cremlino non si mostrerà pronto chiederemo una risposta concreta dai nostri partner”, la risposta del numero uno di Kiev.
Si tratta, in pratica, di un messaggio diretto a Washington e alle capitali europee, in un momento in cui l’Ucraina teme che il tempo giochi a favore di Mosca, impegnata a consolidare le linee di difesa sul terreno e a colpire infrastrutture energetiche e civili.

Mosca accusa l’Ue

Sul piano diplomatico il tono resta aspro. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha accusato l’Unione europea di essere “complice delle azioni terroristiche di Kiev”. Nel mirino le dichiarazioni di Bruxelles sull’assenza di una minaccia diretta alla sicurezza energetica europea dopo gli attacchi ucraini all’oleodotto Druzhba, che fornisce petrolio a Slovacchia e Ungheria.

“L’Ue ha letteralmente dato carta bianca al regime di Kiev, diventando di fatto parte delle sue azioni terroristiche”, le dure parole della Zakharova. Un’accusa che rientra in una narrativa già nota, ma che alimenta ulteriormente le tensioni in vista della discussione sul nuovo pacchetto di sanzioni.

La replica è arrivata dall’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, che ha diffuso una dichiarazione firmata da 26 Stati membri dopo i raid russi del 27 agosto contro Kiev, in cui sono stati colpiti anche edifici della delegazione europea: “La Russia deve porre fine alle uccisioni e dimostrare una reale volontà di pace. Gli attacchi intenzionali contro civili e obiettivi non militari sono crimini di guerra. I responsabili dovranno risponderne”, ha detto senza mezzi termini.

L’ipotesi truppe

Arrivando al Consiglio informale Difesa Gymnich, riunito a Copenaghen, Kallas ha poi rincarato la dose: “Mosca deride gli sforzi di pace. L’unica cosa che funziona è la pressione. Stiamo lavorando al prossimo pacchetto di misure: sul tavolo ci sono sanzioni sull’energia, secondarie sui capitali e restrizioni ai servizi finanziari”. Nella capitale danese i ministri della Difesa hanno discusso anche del futuro della missione europea di addestramento in Ucraina: “Se parliamo di cambiare il mandato, possiamo ragionare su quanto gli Stati membri siano disposti ad andare oltre”, ha spiegato Kallas. “Alcuni Paesi hanno già deciso di inviare truppe, altri non sono pronti”. Una conferma della spaccatura interna all’Unione, tra chi preme per un maggiore coinvolgimento militare e chi, come Germania e Italia, resta più prudente.

A ricordare la posta in gioco è stata la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che da Riga, in Lettonia, ha parlato accanto alla Premier lettone: “L’Europa è sicura solo se il confine orientale è sicuro. La brutale guerra della Russia contro l’Ucraina è ormai al quarto anno. Putin è un predatore, e i rischi che i Paesi baltici ci avevano segnalato si sono purtroppo materializzati”. La leader europea ha promesso “pieno sostegno” alle difese baltiche e un rafforzamento della cooperazione Nato-Ue: “Mentre sosteniamo l’Ucraina, dobbiamo anche assumerci maggiore responsabilità per la nostra difesa comune”, ha aggiunto.

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