Tre navi sono state interessate da incendi nello Stretto di Hormuz. Secondo le prime informazioni diffuse dalla stampa iraniana, si tratta di due petroliere e di un rimorchiatore coinvolti in distinti episodi durante l’attraversamento del passaggio marittimo. Una delle petroliere avrebbe urtato una mina navale, mentre la seconda avrebbe preso fuoco durante l’uscita dal settore orientale dello Stretto. Le fiamme avrebbero raggiunto anche un rimorchiatore intervenuto per prestare assistenza e contenere l’incendio.
Le circostanze degli episodi restano legate alle prime ricostruzioni dei media iraniani. Nelle informazioni disponibili non figurano dettagli sulle condizioni degli equipaggi, sull’entità dei danni o sull’eventuale presenza di vittime.
La Corea del Sud prepara l’ampliamento della missione Cheonghae
Nel frattempo, la Corea del Sud ha avviato il percorso per estendere la propria missione antipirateria Cheonghae dal Golfo di Aden alle acque internazionali a sud dell’Oman, a circa 650 chilometri dallo Stretto di Hormuz. Il progetto, approvato giovedì 5 novembre durante una riunione interministeriale, contempla l’incremento del contingente autorizzato da 320 a 395 militari, attraverso l’aggiunta di 75 unità.
Al cacciatorpediniere già impiegato nella missione si affiancherebbero un aereo da pattugliamento marittimo P-8A Poseidon, con 45 addetti, e una squadra di 30 specialisti nella bonifica di ordigni esplosivi. Quest’ultima disporrebbe di mezzi subacquei e di superficie senza equipaggio.
Il piano attende le autorizzazioni istituzionali
L’estensione della missione avrebbe come obiettivo il sostegno alla libertà di navigazione lungo le rotte commerciali internazionali, con un mandato previsto fino al 31 dicembre 2027. Il dispiegamento supplementare non ha ancora ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Il governo sudcoreano dovrà sottoporre il piano all’esame del Consiglio dei ministri, ottenere l’approvazione presidenziale e successivamente il consenso dell’Assemblea nazionale.
Secondo il ministero della Difesa di Seoul gli episodi di pirateria nella regione sarebbero aumentati dagli 11 registrati nel 2025 ai 36 del 2026. Tra i fattori indicati figura il trasferimento di unità navali internazionali verso il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz.
Seoul esclude il coinvolgimento nel conflitto
Le autorità sudcoreane hanno precisato che l’eventuale ampliamento della missione non comporterebbe alcuna partecipazione alle operazioni militari in corso: “Non parteciperemo né interverremo nella guerra in alcuna circostanza”, ha dichiarato un funzionario governativo. L’area operativa prevista non comprenderebbe lo Stretto di Hormuz. Le unità resterebbero inoltre sotto il comando della Corea del Sud, senza confluire in una coalizione internazionale.
Per il pattugliatore P-8A Poseidon viene valutata la possibilità di utilizzare una base a Gibuti, soluzione che richiede tuttavia ulteriori accordi.
Bonifica delle mine e sicurezza delle rotte commerciali
Le capacità di individuazione e neutralizzazione degli ordigni previste dal piano sudcoreano potrebbero risultare utili anche per eventuali interventi futuri nello Stretto di Hormuz, successivamente a una cessazione delle ostilità. Un impiego diretto in quell’area richiederebbe però una nuova e specifica autorizzazione del Parlamento sudcoreano, distinta da quella attualmente all’esame delle istituzioni.





