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La guerra ibrida entra nei supermercati: la nuova vulnerabilità dell’Europa

giovedì, 5 Novembre 2026
3 minuti di lettura

Non servono missili per colpire un Paese. Può bastare un accesso abusivo a un sistema di refrigerazione, la modifica di alcuni parametri e intere scorte alimentari diventano inutilizzabili. Gli attacchi informatici che hanno interessato supermercati in diversi Paesi europei, Italia compresa, mostrano quanto dipendiamo da infrastrutture digitali spesso poco protette.

A rivendicare le operazioni sono stati i collettivi filorussi NoName057(16) e Z-Pentest, attraverso un video diffuso su Telegram. I due gruppi sostengono di aver compromesso centinaia di impianti e affermano di poter intervenire anche su reti idriche, centrali elettriche e stabilimenti industriali. Nel messaggio citano sistemi di controllo Danfoss e Dixell XWeb e dichiarano di aver sfruttato funzionalità già presenti nelle apparecchiature, senza impiegare malware.

Il significato di questa rivendicazione va ben oltre i danni provocati agli impianti frigoriferi. Il messaggio rivolto all’Europa è chiaro: nessuna infrastruttura civile può considerarsi completamente al riparo da un’aggressione informatica. Ed è proprio questa la dimensione più insidiosa della guerra ibrida, nella quale anche un supermercato può trasformarsi in un bersaglio e un’operazione informatica in uno strumento di pressione psicologica, economica e politica.

I precedenti, peraltro, impongono attenzione. NoName057(16) è noto soprattutto per attacchi volti a rendere indisponibili siti e servizi digitali dei Paesi che sostengono l’Ucraina. Z-Pentest si è invece concentrato sui sistemi di controllo industriale, capaci di produrre conseguenze materiali. Il 13 luglio scorso l’Unione europea ha sanzionato Z-Pentest per attività informatiche ostili contro infrastrutture critiche, ricordando anche un attacco a un’azienda idrica danese nel dicembre 2024. Un’indagine di Forescout pubblicata il 22 ottobre aveva inoltre censito oltre venti attacchi rivendicati dall’inizio del 2026 contro sistemi di refrigerazione, con i due collettivi tra i più attivi.

Il bersaglio è la vita quotidiana

La questione va ben oltre il danno economico provocato dal deterioramento di prodotti alimentari. Un supermercato non viene normalmente percepito come un obiettivo strategico, eppure appartiene a una filiera essenziale: quella che porta il cibo dai produttori alle famiglie. Compromettere la catena del freddo significa colpire contemporaneamente distribuzione, approvvigionamenti, imprese e fiducia dei consumatori.

La tecnologia consente di controllare a distanza temperature, allarmi e sbrinamento. Ma un’interfaccia esposta su Internet, credenziali inadeguate o dispositivi non aggiornati possono consentire a un intruso di utilizzare quelle stesse funzioni contro l’operatore. È il paradosso della digitalizzazione: ciò che dovrebbe rendere un servizio più affidabile può diventare il mezzo per interromperlo.

E non serve necessariamente un attacco sofisticato. La difficoltà non consiste sempre nell’inventare nuovi strumenti, ma nell’individuare le vulnerabilità che qualcuno ha trascurato. In Italia gli episodi hanno indotto il Governo a riunire i responsabili della sicurezza e dell’intelligence. Le autorità hanno descritto un impatto limitato, ma le conseguenze potenziali richiedono attenzione.

Una guerra senza linee del fronte

Il 4 novembre, mentre veniva diffusa la rivendicazione degli hacker filorussi, è tornato al centro del dibattito l’avvertimento del ministro della Difesa Guido Crosetto: “La guerra ibrida non si dichiara, è già in atto”. Il richiamo, ripreso dalla stampa in relazione agli attacchi ai supermercati, esprime una realtà sempre più evidente: un avversario può indebolire una società senza affrontarne apertamente le Forze Armate.

La guerra ibrida combina strumenti diversi: cyberattacchi, disinformazione, sabotaggi, pressioni economiche e operazioni di influenza. Non tutte queste azioni sono necessariamente coordinate e non ogni incidente informatico è un atto di guerra. Ma quando gli obiettivi sono infrastrutture civili e l’effetto ricercato è diffondere insicurezza, l’analisi non può limitarsi alla dimensione tecnica.

L’eventuale coinvolgimento di un gruppo filorusso, peraltro, non basta a dimostrare il controllo diretto di Mosca su una singola operazione. Le organizzazioni hacktiviste possono agire per convinzione ideologica, opportunismo o convergenza di interessi con uno Stato. Distinguere questi livelli è indispensabile per un’attribuzione rigorosa e per una risposta proporzionata.

La sicurezza europea si misura anche qui

L’Europa ha investito nella protezione di energia, trasporti e comunicazioni, ma la superficie d’attacco è molto più estesa. Sistemi analoghi a quelli utilizzati nella distribuzione alimentare operano nella logistica farmaceutica, negli ospedali, nei laboratori e negli impianti industriali. Una vulnerabilità può trasformarsi in interruzione di servizi, perdita di beni e, in alcune circostanze, pericolo per le persone.

La direttiva NIS2 ha ampliato gli obblighi di cybersicurezza, ma una norma non aggiorna automaticamente un dispositivo obsoleto né protegge un collegamento remoto lasciato aperto. Occorrono controlli sugli accessi, segmentazione delle reti, manutenzione, verifiche sui fornitori e capacità di individuare tempestivamente anomalie. Serve soprattutto una collaborazione effettiva fra imprese, Agenzia per la cybersicurezza nazionale e apparati di intelligence.

Gli attacchi ai supermercati non dimostrano, da soli, l’esistenza di una campagna orchestrata dal Cremlino. Dimostrano però che infrastrutture considerate ordinarie possono diventare bersagli capaci di produrre effetti economici, sociali e psicologici. Chi colpisce questi sistemi non deve necessariamente paralizzare un intero Paese: può bastare mostrare ai cittadini quanto sia facile turbarne le abitudini.

La difesa europea non si esaurisce negli arsenali e nelle frontiere. Deve proteggere anche le reti e i servizi dai quali dipende il funzionamento quotidiano delle nostre società. Perché oggi una Nazione può essere messa sotto pressione senza che venga sparato un solo colpo. E la prima linea può passare persino attraverso il banco frigorifero di un supermercato.

Renato Caputo

Renato Caputo

Docente universitario di “Diritto Internazionale e normative sulla sicurezza (IUS/13)” nell’ambito del Master universitario di Secondo Livello in Scienze Informative per la Sicurezza presso l’Università degli Studi eCampus di Novedrate (CO)

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