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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle Esequie in forma solenne del Capitano Franco Adriano Zecchillo, del Sergente Maggiore Simone Ruggia, del Sergente Maggiore Claudio Marchesi e del Sergente Maggiore Laura Procacci (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Mattarella e Meloni all’addio ai quattro militari morti in Bosnia: “Seminatori di germogli di pace”

I vertici dello Stato ai funerali solenni a Roma, presenti anche Schlein e Conte. Crosetto: “Sono l’Italia migliore”. Un monumento sul luogo dello schianto
mercoledì, 4 Novembre 2026
3 minuti di lettura

Quattro feretri avvolti nel Tricolore, le famiglie raccolte nel dolore e un lungo applauso a segnare l’uscita dei carri funebri dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, a due passi dalla Stazione Termini. Così l’Italia ha salutato ieri Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, morti il 29 ottobre nello schianto di un elicottero Chinook CH-47 in Bosnia-Erzegovina, durante un’attività addestrativa legata alla missione internazionale ‘Eufor Althea’. Dopo le esequie solenni le salme hanno preso la strada delle rispettive città d’origine; sul piazzale il Ministro della Difesa Guido Crosetto si è avvicinato ai parenti per un lungo abbraccio, lontano dalla solennità dei discorsi e vicino a un dolore che nessuna cerimonia può cancellare. Alle esequie hanno partecipato tra gli altri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Premier Giorgia Meloni e i Presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Presenti anche la Segretaria del Pd Elly Schlein e il numero uno del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Davanti alle bare, le istituzioni hanno accompagnato i colleghi dell’Aviazione dell’Esercito e del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, ai quali appartenevano i quattro caduti.

Le parole di Mattarella

“Vorrei rinnovare con grande commozione l’espressione di cordoglio per la morte dei nostri quattro soldati, pochi giorni addietro in Bosnia Erzegovina”, ha detto Mattarella nel corso della cerimonia di consegna delle insegne dell’Ordine Militare d’Italia, dopo i funerali. “Ai loro familiari, all’esercito, alle forze armate complessive rinnovo la commossa solidarietà della Repubblica”. Una vicinanza espressa prima nella basilica, poi attraverso parole rivolte a chi torna a casa senza una persona cara.

“Seminatori di germogli di pace”

Ma torniamo all’interno della Basilica. Qui nell’omelia l’ordinario militare per l’Italia Monsignor Gian Franco Saba ha definito i quattro “seminatori di germogli di pace”, richiamando “la promozione degli aiuti umanitari” e la volontà di tenere viva la speranza delle popolazioni esposte alle aggressioni. La preparazione, ha spiegato, non era fine a sé stessa: serviva a intervenire con competenza nelle emergenze sanitarie e a custodire la pace tra i popoli. Il volto concreto di quel servizio affiora anche nelle storie personali. Zecchillo, volontario della Croce Rossa da oltre quarant’anni, insegnava educazione sanitaria e primo soccorso nelle scuole; Procacci, entrata da poco più di un anno, era laureanda in Medicina e aveva seguito percorsi di formazione anche all’estero, come ha ricordato il presidente della Cri, Rosario Valastro. Ruggia e Marchesi erano sergenti maggiori dell’Aviazione dell’Esercito, di stanza a Viterbo.

Un monumento dove è caduto l’elicottero

“Oggi la Repubblica è qui. Lo Stato è qui, unito, senza divisioni, per rendere omaggio ai nostri quattro fratelli”, ha affermato Crosetto, ricordando che dietro le uniformi c’erano figli, compagni di vita, persone con sogni e progetti: “Immagino che per i loro cari tutto questo possa apparire incomprensibile. Perché prima di essere militari erano i loro bambini, quelli che hanno tenuto in braccio e visto crescere”. Poi la promessa alle famiglie: “Non sarete soli. La grande famiglia della Difesa vi sarà vicina e custodirà il loro ricordo”. Crosetto ha poi affidato il passaggio più significativo a quanto appreso durante la visita in Bosnia-Erzegovina, sul luogo dello schianto: le parti a lungo contrapposte in quella terra hanno trovato subito un’intesa per costruire insieme un monumento ai militari italiani. Un accordo che acquista un peso particolare proprio nel territorio in cui ‘Eufor Althea’ opera per la stabilità e la sicurezza. “Sono diventati un simbolo, anche per quella terra”, ha detto il Ministro, “il simbolo di chi ha scelto di stare dalla parte del bene, di servire la pace, di unire dove la storia ha diviso”. Nel suo intervento Crosetto ha ricordato che prima dell’uniforme c’erano figli, compagni di vita, progetti condivisi, e ha rivolto alle famiglie una promessa: “Non sarete soli”.

Il valore della missione

Anche la Sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti ha richiamato il ruolo dei militari italiani nei Balcani occidentali, dove l’operazione EUFOR Althea contribuisce alla stabilità e alla sicurezza: “In questi territori le nostre Forze Armate sono arrivate con il volto della solidarietà e dell’umanità”, ha sottolineato per poi ricordare la capacità di rendere il Tricolore “simbolo di affidabilità e speranza”. Un impegno che, secondo Rauti, esprime il significato della presenza italiana nelle missioni internazionali, attraverso il servizio alle popolazioni e la tutela della pace.

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