È scontro aperto tra i Democratici del Michigan dopo la sorprendente decisione della deputata Haley Stevens di sostenere il repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato contro il candidato del suo stesso partito, Abdul El-Sayed. Una scelta che avrebbe dovuto rappresentare un duro colpo per El-Sayed, ma che per il momento sembra aver prodotto l’effetto opposto, rafforzando la mobilitazione intorno alla sua candidatura.
Secondo la deputata democratica Debbie Dingell, l’endorsement ha provocato una vera reazione di rigetto in numerose comunità. La campagna di El-Sayed ha annunciato di aver raccolto oltre 2,4 milioni di dollari nella sola giornata di domenica, proprio mentre Stevens rendeva pubblico il proprio appoggio a Rogers.
Le tensioni dietro la rottura
Alla base della rottura ci sono tensioni accumulate durante e dopo le primarie democratiche. Stevens, esponente dell’ala più moderata, aveva inizialmente sostenuto El-Sayed dopo la sua vittoria, ma i due non erano riusciti a costruire una vera collaborazione elettorale. Il confronto è precipitato sulla questione israeliana: Stevens aveva chiesto al candidato democratico, fortemente critico verso gli aiuti americani a Israele, di scusarsi per precedenti dichiarazioni e di condannare uno spot realizzato da un comitato politico esterno, considerato da lei antisemita. La campagna di El-Sayed ha negato qualsiasi legame con quella pubblicità.
Dopo nuovi scambi polemici, El-Sayed aveva chiesto a Stevens di non partecipare a un evento organizzato per mostrare l’unità del partito. Domenica la deputata è invece comparsa in una chiesa insieme a Rogers, annunciando pubblicamente il proprio sostegno al candidato repubblicano e provocando immediate proteste tra i Democratici.
Dingell ha invitato il partito a evitare nuove polemiche e a concentrarsi sulla sfida elettorale, minimizzando per ora l’ipotesi di provvedimenti contro Stevens all’interno del gruppo democratico alla Camera. Ma la frattura mette in evidenza divisioni ideologiche ormai difficili da nascondere. E quello che doveva essere un colpo politico contro El-Sayed rischia di trasformarsi nel carburante capace di ricompattare proprio i suoi sostenitori.





