A più di un quarto di secolo dall’attentato contro la USS Cole, uno dei procedimenti giudiziari simbolo della lotta americana al terrorismo entra finalmente in una fase decisiva.
A Guantanamo è iniziata la selezione della giuria per il processo ad Abd al-Rahim al-Nashiri, cittadino saudita accusato di essere la mente dell’attacco che il 12 ottobre 2000 provocò la morte di 17 marinai statunitensi. L’attentato avvenne nel porto di Aden, in Yemen. Due uomini a bordo di una piccola imbarcazione carica di esplosivo si avvicinarono al cacciatorpediniere americano mentre stava effettuando rifornimento e si fecero esplodere, aprendo una vasta falla nello scafo.
Al-Nashiri, ritenuto vicino a Osama bin Laden, venne catturato a Dubai nel 2002 e successivamente trasferito in prigioni segrete della CIA. Da circa vent’anni è detenuto nella base statunitense di Guantanamo Bay, a Cuba. Formalmente incriminato nel 2011 per diversi reati, tra cui omicidio in violazione delle leggi di guerra e terrorismo, al-Nashiri rischia anche la pena capitale.
Il procedimento è però rimasto impantanato per anni nelle udienze preliminari, soprattutto a causa delle violenze subite dall’imputato durante la detenzione. Un rapporto del Senato americano pubblicato nel 2014 ha documentato l’impiego nei suoi confronti delle “tecniche di interrogatorio rafforzato”. Tra gli episodi descritti figurano minacce, percosse, posizioni fisiche dolorose e intimidazioni.
La difesa ha sostenuto che i traumi conseguenti a quei trattamenti avrebbero compromesso la capacità dell’imputato di affrontare un processo. Nel 2023 un giudice militare ha inoltre stabilito che una confessione di al-Nashiri non poteva essere utilizzata come prova, ritenendola compromessa dagli abusi subiti durante gli interrogatori.
Il processo riporta così sotto i riflettori anche Guantanamo, la controversa struttura aperta dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Condannata per anni dalle organizzazioni per i diritti umani, la base resta il simbolo di una stagione della guerra al terrorismo i cui nodi giudiziari, a distanza di decenni, non sono ancora stati completamente sciolti.





