Nuova battuta d’arresto giudiziaria per l’amministrazione Trump nel braccio di ferro con la California sulle elezioni. Una corte federale d’appello ha respinto la richiesta del governo di imporre allo Stato di separare le schede elettorali di oltre 20mila persone che, secondo le autorità federali, potrebbero non essere cittadini americani e quindi non avere diritto al voto.
La decisione è stata presa con una maggioranza di due giudici contro uno dalla Corte d’Appello del Nono Circuito. Secondo il collegio, il governo non ha dimostrato che un intervento così eccezionale durante una consultazione già in corso fosse chiaramente imposto dalla legge. I magistrati hanno inoltre sottolineato l’impossibilità pratica di individuare e isolare le singole schede senza rischiare conseguenze molto gravi sull’intero sistema elettorale.
È il secondo stop in pochi giorni per l’amministrazione. In precedenza il giudice distrettuale David Carter aveva respinto la stessa richiesta, sostenendo che avrebbe violato principi costituzionali consolidati sul controllo delle elezioni da parte degli Stati. Carter aveva anche avvertito che interventi dell’ultimo momento potrebbero aprire la strada a iniziative capaci di creare caos nel processo elettorale per ragioni politiche.
Al centro della controversia c’è anche l’attendibilità dell’elenco elaborato dal governo. Il giudice ha manifestato dubbi sui criteri utilizzati, ricordando quanto avvenuto in Nevada: una lista iniziale di 15.903 presunti non cittadini registrati al voto era stata successivamente ridotta a 6.218 nomi e poi a 185. Le verifiche delle autorità statali avevano infine accertato che tutti questi ultimi erano cittadini.
Di segno opposto l’opinione del giudice Patrick Bumatay, che ha definito modesta la misura richiesta dall’amministrazione e sostenuto la possibilità di una collaborazione tra Washington e California per impedire voti illegali. Il caso potrebbe ora approdare alla Corte Suprema. Ma per il momento resta ferma la linea dei giudici: modificare le procedure elettorali mentre il voto è in corso richiede prove e presupposti giuridici particolarmente solidi.





