La chimica italiana ed europea perde competitività, tra costi energetici elevati, concorrenza cinese e pressione normativa. È l’allarme del presidente di Federchimica Francesco Buzzella, intervenuto a margine dell’assemblea dell’associazione.
“Il comparto si trova oramai da qualche anno in una crisi abbastanza profonda”, ha dichiarato, ricordando che la chimica rappresenta “l’industria dell’industria”, perché fornisce soluzioni tecnologiche agli altri settori manifatturieri.
Negli ultimi anni, ha spiegato Buzzella, l’Europa ha registrato chiusure di aziende chimiche e una forte contrazione degli investimenti, mentre in Italia è diminuita la produzione del comparto.
Tra le principali cause il presidente indica il costo dell’energia, il “dumping oramai strutturale da parte della Cina” e quello che definisce uno “tsunami normativo”, aggravato dalle disposizioni del Green Deal e dalle differenze rispetto alle regole applicate negli Stati Uniti. Per Buzzella, l’indebolimento della chimica rischia di compromettere anche la capacità innovativa dell’intera manifattura europea.





