La pressione americana su Cuba torna a salire. Donald Trump ha rilanciato apertamente l’ipotesi di un intervento statunitense sull’isola, immaginando che le navi da guerra di ritorno dal conflitto con l’Iran possano fermarsi davanti alle coste cubane.
Il presidente ne ha parlato venerdì durante un comizio elettorale a Fort Myers, in Florida, a pochi giorni dalle elezioni di midterm. Rispondendo a una domanda gridata dal pubblico, Trump ha prospettato una “piccola sosta” della flotta: una nave, ha detto, potrebbe fermarsi a circa 50 yard dalla costa, prima dell’arrivo del segretario di Stato Marco Rubio per “chiudere l’accordo”.
È il ritorno di una minaccia già avanzata nei mesi scorsi, quando il presidente aveva lasciato intendere che Cuba avrebbe potuto essere il successivo obiettivo della politica interventista americana. La linea della Casa Bianca nei confronti dell’Avana si è progressivamente irrigidita.
A maggio Trump e Rubio avevano evocato la possibilità di un’azione militare, mentre l’amministrazione annunciava accuse penali contro l’ex leader cubano Raúl Castro. Il segretario di Stato sostiene da tempo che i rapporti dell’isola con Paesi avversari degli Stati Uniti rappresentino una minaccia alla sicurezza nazionale americana.
Pochi istanti dopo il comizio, Rubio ha alzato ulteriormente il tono, affermando sui social che “ora è il momento” per chi vuole un cambiamento politico a Cuba e invitando a una collaborazione discreta con la CIA. L’Avana ha reagito respingendo le minacce americane. Il nuovo affondo arriva però mentre Washington e l’Avana hanno mantenuto anche canali di confronto.
Sullo sfondo resta una Cuba attraversata da una profonda crisi economica ed energetica, mentre Trump alterna ancora una volta l’ipotesi dell’accordo alla pressione militare. La “sosta” delle navi evocata in Florida suona così come un messaggio politico inequivocabile: per la Casa Bianca il dossier cubano è tornato in cima all’agenda.





