0

Medio Oriente, Netanyahu prepara la chiusura della Cisgiordania. Meloni in Kuwait, cresce la tensione con l’Iran

sabato, 24 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

Benjamin Netanyahu annuncia una stretta totale in Cisgiordania dopo l’attacco palestinese nei pressi di Hebron, costato la vita a due soldati israeliani. Intanto, secondo il New York Times, Stati Uniti e Israele valuterebbero nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di midterm americane. Sullo sfondo, la crisi dello Stretto di Hormuz, dove sette navi sono state colpite o hanno urtato mine. Una nuova escalation regionale rischia di compromettere ulteriormente la sicurezza delle rotte energetiche e gli sforzi diplomatici.

Cisgiordania, Netanyahu minaccia una chiusura totale

Il premier israeliano ha annunciato che il governo sta preparando la «chiusura totale» della Cisgiordania in risposta all’attacco armato contro una postazione militare sulla strada 35, a nord di Hebron. Nell’azione, durata circa venti minuti, cinque soldati israeliani sono rimasti feriti. Due di loro, il sergente maggiore RonYonatan Roytman e il sergente Yuval Shai Svilem, sono successivamente morti. Le forze israeliane hanno ucciso i due assalitori palestinesi, identificati come Mohammad Jaaba e Firas Jaaba, entrambi residenti a Hebron.

Netanyahu ha annunciato possibili operazioni su vasta scala, con incursioni nei quartieri da cui sarebbero partiti gli attentatori, evacuazioni dei residenti, perquisizioni sistematiche e demolizioni delle infrastrutture ritenute terroristiche. Il premier ha inoltre promesso di rafforzare gli insediamenti israeliani. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha ordinato la demolizione di edifici palestinesi nelle vicinanze del luogo dell’attacco, indicandoli come abusivi.

Hamas ha definito l’azione una risposta all’occupazione e ha invitato i palestinesi a intensificare gli attacchi contro gli israeliani. L’Unione europea ha condannato gli atti terroristici contro i civili, richiamando al contempo l’importanza della libertà di movimento in Cisgiordania.

La tensione coinvolge anche cittadini italiani. Cinque attiviste sono state fermate dalle forze israeliane nella regione. L’ambasciata italiana ha chiesto il loro rilascio, dopo un precedente episodio che aveva coinvolto un padre e un figlio italiani, arrestati ed espulsi.

Iran, ipotesi di nuovi attacchi dopo le midterm

Secondo il New York Times, Washington e Tel Aviv starebbero valutando nuove operazioni militari contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Netanyahu ha sostenuto che Donald Trump vuole «finire il lavoro assieme a me», alimentando le speculazioni su una possibile ripresa dell’offensiva.

L’ambasciatore americano all’Onu, Mike Waltz, ha dichiarato al Financial Times che gli Stati Uniti si preparano anche a un conflitto prolungato. Washington potrebbe mantenere indefinitamente il blocco dei porti iraniani e intensificare la pressione economica su Teheran. La guerra, iniziata il 28 febbraio, si avvicina così al nono mese, ben oltre le iniziali previsioni americane.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che la diplomazia resta l’unica strada per una soluzione sostenibile. I contatti indiretti tra Iran e Stati Uniti, avviati a New York, rappresentano secondo il titolare della Farnesina un passaggio positivo. Restano però irrinunciabili un accordo sul programma nucleare iraniano e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Roma respinge l’ipotesi di pedaggi o altre restrizioni al transito marittimo.

Hormuz, sette navi colpite

La crisi marittima conferma la fragilità delle rotte energetiche del Golfo. Sette navi sono state coinvolte in incidenti nello Stretto di Hormuz: tre hanno urtato mine, mentre quattro sarebbero state attaccate direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane. La presenza di ordigni rende più complessa la navigazione e impone operazioni di bonifica potenzialmente lunghe e rischose.

La sicurezza dello stretto, attraverso cui transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio, resta uno dei principali punti di frizione tra Teheran e Washington. Un blocco prolungato avrebbe conseguenze sui mercati energetici, sui costi dei trasporti e sull’inflazione internazionale.

La crisi sarà al centro dei colloqui diplomatici a Istanbul, dove Tajani partecipa a una riunione con i rappresentanti di Turchia, Egitto, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito e Francia, oltre alla Germania. Ankara punta a favorire una mediazione regionale e a garantire la libertà di navigazione anche nello stretto di Bab el-Mandeb.

In questo quadro, la visita di Giorgia Meloni in Kuwait si inserisce nella strategia italiana di rafforzamento dei rapporti con le monarchie del Golfo. La convergenza tra escalation militare, minacce alle rotte commerciali e incertezza negoziale rende sempre più difficile contenere il conflitto entro i confini iraniani e israeliani.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Volo Roma – Teheran”, uno spettacolo racconta la violenza sulle donne

Quanti sono i volti della violenza? Nella giornata di oggi…

“Unità per avvenire più ricco. Stop a tutte le guerre”

“Oggi Costituzione, Inno e Tricolore simboleggiano la Repubblica. Più vero…