Quattro secoli dopo, il canone di William Shakespeare potrebbe arricchirsi ufficialmente di un’altra opera. Una nuova analisi computerizzata attribuisce infatti al Bardo la parte principale di ‘Edward III’, dramma storico pubblicato anonimo nel 1596, rivelando contemporaneamente un’altra sorpresa: alla sua scrittura avrebbe partecipato anche Christopher Marlowe, il grande autore elisabettiano a lungo rappresentato soprattutto come suo rivale.
A sostenerlo sono Rory Loughnane, studioso dell’Università del Kent, e Brett Greatley-Hirsch, docente dell’Università di Leeds. I due ricercatori hanno sottoposto ‘Edward III’ a diverse forme di analisi linguistica digitale, confrontandolo con opere di dieci drammaturghi attivi tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta del Cinquecento. In uno dei test, 23 segmenti sono stati identificati come shakespeariani e nove come riconducibili a Marlowe.
L’attribuzione a Shakespeare non nasce dal nulla. Da tempo gli studiosi sospettavano che almeno alcune scene fossero opera sua e il testo era già entrato nel ‘New Oxford Shakespeare’ del 2016. La nuova ricerca, però, porta molto più lontano: secondo Loughnane, le prove che Shakespeare sia stato l’autore principale sono ormai “oltre ogni ragionevole dubbio”. A rendere particolarmente interessante lo studio è la presenza di Marlowe. Gli studiosi hanno esaminato caratteristiche linguistiche, vocabolario e parole ricorrenti capaci di funzionare come una sorta di impronta stilistica. Le diverse metodologie utilizzate distinguerebbero ripetutamente la scrittura dei due autori all’interno dell’opera.
La scoperta modifica così anche l’immagine dei due giganti della scena elisabettiana. Più che semplici concorrenti, Shakespeare e Marlowe potrebbero aver avuto un rapporto di collaborazione continuativo negli anni giovanili. Già precedenti studi avevano indicato Marlowe come coautore dei tre drammi dell’‘Enrico VI’. ‘Edward III’, escluso dal First Folio shakespeariano del 1623, diventa quindi qualcosa di più di un mistero letterario risolto: una finestra su un teatro nel quale persino due futuri giganti della letteratura potevano dividere il tavolo di lavoro.





