«Anche l’Italia è vittima della guerra ibrida di Putin». Volodymyr Zelensky mette in guardia l’Europa dalle campagne di influenza russe, che secondo il Presidente ucraino attraversano televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. In un’intervista al Corriere della Sera il leader di Kiev denuncia il tentativo di Mosca di condizionare le opinioni dei cittadini e le scelte politiche dei Paesi occidentali. Un’azione che, sostiene, coinvolge anche Francia, Gran Bretagna e Germania e che si affianca alla guerra combattuta sul territorio ucraino: «La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa», afferma Zelensky, che distingue queste operazioni dall’offensiva militare su vasta scala contro il suo Paese: «I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe». Il Presidente rivendica il diritto degli europei di decidere autonomamente il proprio futuro politico: «Come vivere e chi eleggere devono deciderlo italiani, francesi, ucraini, spagnoli. Non i russi». Tra gli argomenti utilizzati da Mosca, secondo Zelensky, figura anche l’immigrazione: «Mosca sfrutta il tema migratorio e continuerà a farlo», avverte, richiamando l’attenzione sulle interferenze che attribuisce al Cremlino nel dibattito pubblico europeo.
Nell’intervista Zelensky dedica un passaggio ai rapporti con il Governo italiano e al Premier Giorgia Meloni: «Ho un ottimo rapporto con Giorgia e la rispetto molto. Sono grato agli italiani e a chi ci sostiene fin dall’inizio».
Il Presidente ucraino ricorda infatti lo scambio di conoscenze sulle armi impiegate durante il conflitto, sui sistemi che hanno dimostrato maggiore efficacia e sulle modifiche sviluppate da ingegneri e militari ucraini. Una cooperazione che, sostiene, contribuisce anche alla crescita della tecnologia italiana. Zelensky cita inoltre le collaborazioni produttive avviate nei due Paesi e il rapporto con Leonardo. «Non è un rapporto in cui l’Italia aiuta e l’Ucraina non dà nulla in cambio», precisa, rivendicando il contributo dell’esperienza maturata dalle forze ucraine.
Gli Stati Uniti
Il leader di Kiev affronta anche il rapporto con Donald Trump e il ruolo degli Stati Uniti. Ricorda il sostegno ricevuto dal popolo americano, dalle diverse amministrazioni e da entrambi i partiti fin dall’inizio dell’occupazione russa: «Abbiamo sempre voluto un rapporto fondato su onestà, giustizia e trasparenza», spiega, pur riconoscendo la possibilità di divergenze tra Washington e Kiev. La collaborazione militare prosegue attraverso programmi finanziati dagli europei, con i quali l’Ucraina acquista armi statunitensi. Zelensky ribadisce la volontà di mantenere relazioni aperte e pragmatiche con la Casa Bianca, senza nascondere eventuali differenze di posizione.
Quanto alle garanzie necessarie per rendere sicuro un cessate il fuoco, indica tre elementi: esercito ucraino, Unione europea e Nato. L’ingresso nell’Alleanza Atlantica rappresenterebbe, secondo il Presidente, una garanzia giuridica e un deterrente. Kiev resta comunque disponibile a discutere soluzioni alternative, purché abbiano la stessa forza legale.
Il colloquio con Rubio
Sul piano diplomatico Zelensky riferisce di aver parlato con Marco Rubio, concentrando il confronto su tre questioni legate alla sicurezza dell’Ucraina. La prima riguarda la disponibilità di missili antibalistici, considerati necessari per proteggere la popolazione dagli attacchi russi. Il secondo punto interessa il sistema di allerta precoce contro i missili balistici, che il Presidente definisce di vitale importanza. Il terzo concerne il ripristino di Starlink/Starshield, indicato tra le necessità affrontate durante la conversazione.
Zelensky colloca il confronto nel quadro degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra e alle uccisioni. I due hanno concordato di sentirsi nuovamente a breve per un aggiornamento. Il leader ucraino ha ringraziato Rubio per la disponibilità e per la chiarezza della sua posizione.
Le accuse russe
Intanto Mosca lancia nuove accuse contro Kiev. Il Servizio russo di intelligence estera, Svr, sostiene che almeno 80 presunti affiliati ai cartelli della droga messicani sarebbero stati addestrati all’impiego di droni da combattimento nelle file dell’esercito ucraino, attraverso pagamenti destinati a funzionari vicini a Zelensky. Secondo la versione russa le autorità statunitensi avrebbero individuato il presunto traffico durante un’indagine sul narcotraffico e il denaro sarebbe provenuto dalla vendita di stupefacenti negli Stati Uniti. L’intelligence di Mosca, tuttavia, non ha presentato prove pubbliche a sostegno delle proprie affermazioni.
In Messico sono già in corso verifiche su filmati che mostrerebbero combattenti latinoamericani in Ucraina, alcuni dei quali richiamano il cartello Jalisco Nueva Generación e una fazione di Sinaloa. L’8 ottobre la Presidente Claudia Sheinbaum aveva annunciato accertamenti sull’autenticità dei video.





