La tensione continua a crescere nelle strade dell’Albania, dove migliaia di studenti e manifestanti sono tornati a protestare contro il governo del primo ministro Edi Rama. Le manifestazioni, giunte al quinto giorno consecutivo, hanno segnato un nuovo livello di scontro dopo che le forze dell’ordine hanno fatto ricorso a quello che diversi testimoni e osservatori hanno identificato come l’utilizzo di proiettili di gomma durante gli scontri nel centro della capitale Tirana.
Le proteste nascono da un malcontento che si trascina da tempo. Molti giovani denunciano livelli elevati di corruzione, scarse opportunità occupazionali e un sistema educativo considerato inadeguato alle esigenze del Paese. A queste rivendicazioni si sono aggiunti cittadini che nei mesi scorsi avevano partecipato alle contestazioni contro un grande progetto turistico previsto lungo la costa meridionale albanese, una vicenda che ha alimentato accuse e polemiche sulla gestione del territorio e sulla trasparenza delle istituzioni.
Numerosi studenti sostengono che le promesse di riforma formulate dai governi succedutisi negli ultimi anni non abbiano prodotto miglioramenti tangibili nella vita quotidiana. Dal canto suo, il governo ha condannato gli episodi di violenza e ha invitato alla calma. Le autorità sottolineano che alcuni manifestanti hanno incendiato edifici pubblici e istituti bancari, oltre ad aver lanciato pietre contro le forze dell’ordine. Il capo della polizia ha difeso l’operato degli agenti sostenendo che i mezzi impiegati siano stati utilizzati in maniera limitata e controllata.
Negli ultimi anni l’Albania ha cercato di accelerare il percorso di adesione all’Unione Europea, presentandosi come uno dei Paesi balcanici più avanzati nei negoziati. Tuttavia, le accuse di corruzione e le preoccupazioni legate alla criminalità organizzata continuano a rappresentare ostacoli rilevanti per le ambizioni europee di Tirana. Nel frattempo, il premier ha ribadito di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Secondo Rama, il governo dispone di un chiaro mandato popolare e deve proseguire il lavoro necessario per guidare il Paese verso l’ingresso nell’Unione Europea entro la fine del decennio. Le opposizioni e i manifestanti, invece, sostengono che le proteste dimostrino un crescente distacco tra istituzioni e cittadini.





