La guerra in Medio Oriente continua ad allargarsi. Mentre gli Stati Uniti valutano nuove opzioni militari contro l’Iran, compreso il possibile impiego della «madre di tutte le bombe», gli Houthi intensificano gli attacchi contro l’Arabia Saudita. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato le offensive contro il Regno, ribadendone il diritto alla difesa. Intanto, nello Yemen proseguono i combattimenti e la battaglia tra droni e sistemi di intercettazione.
Secondo quanto riferito dalla Cnn, le forze armate statunitensi stanno elaborando nuovi piani d’attacco contro l’Iran che contemplano anche l’impiego della GBU-43/B Massive OrdnanceAir Blast (MOAB), nota come «madre di tutte le bombe». L’ordigno convenzionale, tra i più potenti dell’arsenale americano, potrebbe essere utilizzato contro infrastrutture energetiche e obiettivi militari.
L’eventuale impiego dipenderebbe da una decisione del presidente Donald Trump, nel quadro della possibilità di riprendere le operazioni militari prima o dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Si tratta, al momento, di un’opzione contemplata nei piani operativi, non di un attacco autorizzato o già effettuato. La notizia segnala tuttavia che Washington mantiene aperta la possibilità di un’ulteriore escalation.
Gli Houthi aumentano la pressione su Riad
Sul fronte meridionale della penisola arabica, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato l’aumento degli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, compresi quelli definiti «irresponsabili» contro l’aeroporto internazionale di Riad. La dichiarazione ribadisce il diritto intrinseco delle autorità saudite a difendersi
La condanna diplomatica non ha fermato le operazioni. Prosegue il confronto tra droni e difese antiaeree, mentre la minaccia contro le infrastrutture strategiche saudite accresce la pressione su Riad.
Gli Houthi, movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran, costituiscono uno degli attori centrali del sistema di alleanze e conflitti che coinvolge Teheran nella regione. La loro capacità di colpire obiettivi a distanza amplia il perimetro della crisi e costringe l’Arabia Saudita a rafforzare la protezione di aeroporti, centri urbani e infrastrutture essenziali.
Combattimenti nello Yemen
La guerra regionale si intreccia con quella civile yemenita. Le forze governative riconosciute dalla comunità internazionale hanno dichiarato di aver respinto due attacchi degli Houthi sui fronti di Dhahih e Hisn Kahlan, in direzione di Taiz, città assediata dagli insorti. Secondo i media vicini al governo, gli attaccanti avrebbero subito pesanti perdite. I combattimenti sono proseguiti nell’area di Jabal al-Dahhih, nel sud-ovest del Paese.
La pressione militare degli Houthi si inserisce in un quadro nel quale la sicurezza dello Yemen, del Mar Rosso e del Golfo Persico è strettamente collegata. Un’ulteriore escalation potrebbe avere ripercussioni sulla navigazione commerciale e sui flussi energetici internazionali.
Il Golfo cerca una risposta comune
La crisi è stata al centro anche dell’incontro a Bruxelles tra la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e i presidenti delle assemblee parlamentari dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. La conferenza si è conclusa con una dichiarazione congiunta a favore del rafforzamento dei rapporti strategici e della cooperazione parlamentare.
Tra i temi affrontati figurano la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, la sicurezza energetica e le conseguenze delle crisi internazionali. Per i Paesi del Golfo, la protezione delle rotte marittime e delle infrastrutture strategiche rappresenta una priorità comune.
Il quadro resta dunque caratterizzato da più fronti interconnessi: la guerra contro l’Iran, gli attacchi degli Houthi, il conflitto yemenita e la vulnerabilità delle rotte energetiche. La possibile disponibilità americana a impiegare armamenti convenzionali di enorme potenza aggiunge un ulteriore elemento di pressione. La condanna dell’Onu esprime una posizione netta contro gli attacchi a Riad, ma non modifica, per ora, la dinamica militare. La crisi continua a coinvolgere un numero crescente di interessi strategici, con conseguenze potenzialmente estese ben oltre il Medio Oriente.





