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Ucraina, il piano di Trump: congelare il fronte, garantire Kiev e riaprire il mercato energetico alla Russia

venerdì, 16 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

La pressione di Donald Trump su Volodymyr Zelensky non sembra riconducibile soltanto alla questione degli idrocarburi russi e al tentativo di contenere i prezzi dell’energia. Sullo sfondo c’è una questione politica più ampia: rimuovere gli ostacoli a un accordo con Mosca, individuati dall’amministrazione americana anche nella leadership ucraina e nella sua strategia militare. Il 10 ottobre Trump è arrivato a sostenere pubblicamente che l’Ucraina dovrebbe avere un nuovo presidente, mentre Washington ha esercitato pressioni su Kiev affinché interrompesse gli attacchi alle infrastrutture petrolifere russe.

La proposta diplomatica

La novità emersa nei giorni successivi è il tentativo di costruire una proposta diplomatica che coinvolga anche gli europei. Secondo David Ignatius, editorialista del Washington Post, Washington e alcune capitali europee starebbero lavorando a un’intesa articolata in quattro pilastri. Il progetto sarebbe stato discusso durante un incontro di circa sei ore in Florida, con la partecipazione di funzionari ucraini e rappresentanti di Regno Unito, Francia e Germania. Non si tratta, tuttavia, di un accordo concluso né di un piano formalmente approvato da tutte le parti. Un consigliere di Zelensky ha contestato proprio la definizione di proposta congiunta, sostenendo che si tratterebbe di idee riconducibili soltanto a una parte dell’amministrazione americana.

I quattro pilastri del piano

Il primo pilastro riguarda la ricostruzione dell’Ucraina. La Banca mondiale e BlackRock sono indicate come soggetti coinvolgibili nella definizione di un quadro finanziario per sostenere il Paese, riparare le aree devastate e assistere le famiglie dei militari uccisi o feriti. Washington avrebbe chiesto a Kiev stime dettagliate dei costi e garanzie sull’utilizzo delle risorse. La ricostruzione diventerebbe così una componente dell’accordo, ma anche uno strumento per rendere sostenibile il dopoguerra.

Il secondo pilastro è quello delle garanzie di sicurezza. L’Ucraina riceverebbe dagli Stati Uniti e dai Paesi europei un impegno a reagire militarmente in caso di una nuova aggressione russa, secondo una formula descritta dalla fonte americana come equivalente all’articolo 5 del Trattato NATO. In parallelo, Mosca avvierebbe negoziati con gli europei sulle proprie preoccupazioni di sicurezza. Restano da chiarire sia la natura giuridica di queste garanzie sia le modalità della loro attuazione. È il punto più delicato: assicurare protezione a Kiev senza trasformare l’intesa in una nuova contrapposizione militare permanente con la Russia.

Il terzo pilastro è economico ed energetico. Il progetto ipotizza il reinserimento della Russia nei mercati europei, anche attraverso un possibile gasdotto per il trasporto di petrolio e gas, con una ripartizione dei proventi fra Mosca e Kiev. L’intesa dovrebbe inoltre stabilire tempi e condizioni per la rimozione delle sanzioni. È qui che il dossier ucraino si intreccia con gli interessi energetici occidentali e con la recente decisione di Trump di consentire nuove vendite di carburanti russi. Il ritorno degli idrocarburi russi in Europa non è però una decisione già assunta dall’Unione europea: richiederebbe scelte politiche e negoziati ulteriori.

Il quarto pilastro prevede un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte. Non equivale, almeno nella formulazione riportata, al riconoscimento giuridico della sovranità russa sui territori occupati. Sul piano geopolitico, tuttavia, il congelamento delle posizioni militari consoliderebbe di fatto il controllo territoriale acquisito da Mosca, rinviando a un futuro negoziato la questione dei confini. Sarebbe una distinzione sostanziale: nessuna necessità di riconoscere formalmente le annessioni russe, ma neppure l’immediato ripristino dell’integrità territoriale ucraina.

La logica complessiva è quella di uno scambio: cessazione delle ostilità e compromesso territoriale in cambio di garanzie di sicurezza, ricostruzione e reintegrazione economica della Russia. Washington cercherebbe di trasformare la fine della guerra in un accordo più ampio sull’assetto strategico ed energetico europeo.

Restano le incognite legate a una guerra che ha consolidato ostilità profonde e interessi strategici difficilmente conciliabili. Molto dipenderà dalla definizione delle garanzie di sicurezza, dalle concessioni territoriali e dalla disponibilità di Mosca ad accettare un compromesso.

Il piano indica tuttavia un tentativo di superare la logica puramente militare del conflitto attraverso uno scambio di garanzie, concessioni territoriali e incentivi economici. La questione decisiva non è soltanto fermare la guerra, ma stabilire a quali condizioni e a vantaggio di quale equilibrio europeo.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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