La riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale si apre questa settimana a Bangkok in un clima di preoccupazione per l’economia globale.
Al centro del confronto tra ministri delle Finanze, governatori delle banche centrali ed esperti economici ci saranno le conseguenze della guerra in Medio Oriente, l’aumento dei costi energetici, i tassi d’interesse elevati e il crescente peso del debito pubblico.
L’appuntamento, che riunisce circa 18.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo, arriva in una fase delicata. Il conflitto tra Israele e Iran, giunto all’ottavo mese, continua a generare tensioni sui mercati energetici internazionali. La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran ha provocato uno dei più significativi shock energetici degli ultimi anni. Secondo i responsabili delle principali istituzioni finanziarie internazionali, la situazione resta gestibile ma i margini di sicurezza si stanno assottigliando.
L’aumento dei prezzi del diesel, il rincaro dei fertilizzanti e gli effetti di un possibile forte evento climatico El Niño rischiano di alimentare nuove spinte inflazionistiche e di rallentare ulteriormente una crescita mondiale già debole.
Per contenere le tensioni sul mercato energetico, i Paesi del G7 hanno concordato il rilascio di parte delle riserve strategiche di petrolio e carburanti. Tuttavia molti osservatori avvertono che, dopo anni di utilizzo delle scorte per fronteggiare le emergenze, il sistema dispone oggi di un cuscinetto molto più ridotto rispetto al passato.
Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico mondiale ha raggiunto i valori più elevati dalla fine della Seconda guerra mondiale e potrebbe superare il 100% del prodotto interno lordo globale entro la fine del decennio. La situazione appare particolarmente critica per numerosi Paesi emergenti e a basso reddito.
Molti governi sono costretti a rifinanziare il proprio debito a costi molto più elevati rispetto agli anni precedenti, mentre una quota crescente delle entrate statali viene assorbita dal pagamento degli interessi. Nel corso del 2026 le economie in via di sviluppo dovranno affrontare centinaia di miliardi di dollari di rimborsi verso i creditori esteri. Proprio per questo motivo diversi osservatori chiedono un maggiore sostegno internazionale.





