Da fenomeno virale sui social a protagonista della scena politica nazionale. In India il movimento giovanile ‘Cockroach Janta Party’ (CJP) è tornato a mobilitare migliaia di sostenitori con una nuova protesta a Nuova Delhi, ma l’iniziativa è stata ridimensionata dall’intervento delle autorità, che hanno fermato il fondatore Abhijeet Dipke e centinaia di altri attivisti. ‘Cockroach’, tradotto, vuol dire ‘scarafaggio’. Dipke è stato trattenuto dalla polizia insieme ad altri dirigenti del movimento subito dopo l’atterraggio del loro aereo nella capitale. Nonostante gli arresti preventivi, il CJP aveva invitato i sostenitori a partecipare ugualmente alla manifestazione.
Il caso è particolarmente significativo perché il ‘Partito degli Scarafaggi’ rappresenta una delle sorprese politiche più insolite degli ultimi anni nel Paese. Nato nel maggio scorso come una provocazione lanciata dalla Generazione Z sui social network, il movimento ha rapidamente conquistato visibilità nazionale trasformandosi in una piattaforma di protesta contro la mancanza di opportunità per i giovani e contro alcune decisioni del governo. La notorietà del gruppo è cresciuta durante le manifestazioni contro uno scandalo legato alla fuga di informazioni sugli esami pubblici. Dopo settimane di sit-in, campagne online e mobilitazioni di piazza, il ministro dell’Istruzione aveva rassegnato le dimissioni.
Il nome stesso del movimento deriva da una polemica scoppiata dopo alcune dichiarazioni attribuite al presidente della Corte Suprema. Secondo i promotori, alcuni giovani disoccupati sarebbero stati descritti come “scarafaggi” e “parassiti”. Sebbene il magistrato abbia successivamente sostenuto di essere stato citato in modo scorretto, gli attivisti hanno scelto di trasformare quell’espressione in un simbolo di resistenza. Questa volta il bersaglio della protesta era il presidente della Commissione Elettorale indiana, accusato dal movimento di aver supervisionato procedure che avrebbero escluso milioni di elettori dalle liste. Le autorità elettorali e il partito di governo Bharatiya Janata Party respingono ogni accusa, sostenendo che le verifiche in corso servono esclusivamente a eliminare nominativi duplicati, deceduti o non più idonei al voto.





