L’intelligenza artificiale promette di aumentare la produttività, accelerare la ricerca e semplificare attività sempre più complesse. Ma un nuovo studio internazionale suggerisce che esiste un possibile effetto collaterale: affidarsi troppo rapidamente agli strumenti di IA potrebbe ridurre la nostra capacità di concentrarci e affrontare problemi difficili senza assistenza.
A lanciare l’allarme è un gruppo di ricercatori guidato dallo studioso Brian Christian, autore di importanti saggi dedicati all’intelligenza artificiale. Secondo i risultati presentati alla Conference on Language Modeling del 2026, bastano appena dieci minuti di utilizzo di un assistente basato sull’IA per osservare un calo della perseveranza e dell’autonomia cognitiva quando il supporto viene improvvisamente rimosso.
La ricerca ha coinvolto 1.222 partecipanti suddivisi in più esperimenti. In una prima prova, alcuni volontari hanno dovuto risolvere esercizi matematici sulle frazioni senza alcun aiuto, mentre un altro gruppo poteva utilizzare ChatGPT per ottenere assistenza o persino le soluzioni. Inizialmente gli utenti supportati dall’IA hanno ottenuto risultati migliori. Tuttavia, quando il sistema è stato disattivato dopo una serie di esercizi, la loro capacità di risolvere correttamente i problemi è diminuita in modo netto.
Uno scenario simile si è verificato in un secondo test, più ampio, che ha coinvolto centinaia di partecipanti. Chi aveva lavorato con il supporto dell’intelligenza artificiale tendeva ad arrendersi più facilmente o a commettere maggiori errori una volta venuto meno l’aiuto tecnologico. Al contrario, coloro che avevano affrontato il compito autonomamente hanno mantenuto livelli di rendimento più stabili e una maggiore determinazione nel completare le prove.
Secondo gli autori, il fenomeno potrebbe essere legato alla scomparsa di quello che definiscono «sforzo produttivo», cioè il processo mentale che porta una persona a confrontarsi con le difficoltà, sviluppare strategie e consolidare competenze. Quando una risposta arriva in pochi secondi, il cervello rischia infatti di abituarsi a quella velocità, percependo qualsiasi ragionamento più lungo come inutile o inefficiente.





