La guerra in Ucraina torna a colpire duramente la popolazione civile, mentre sul piano diplomatico il confronto tra Mosca, Washington e Kiev resta in una fase di evidente incertezza.
Il bilancio dell’attacco
A Kramatorsk, nella regione di Donetsk, un attacco russo ha centrato due autobus urbani. Il bilancio è salito a 33 morti e 18 feriti, secondo le autorità locali. Alcune vittime non sono ancora state identificate. Il raid ha danneggiato anche edifici residenziali e automobili. In seguito al deterioramento della situazione di sicurezza, il governatore di Donetsk Vadym Filashkin ha ordinato la sospensione del trasporto pubblico a Kramatorsk e Sloviansk.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’attacco inaccettabile e annunciato che non resterà senza risposta. L’Unione europea ha ribadito che gli attacchi intenzionali contro civili e obiettivi non militari costituiscono crimini di guerra e che i responsabili dovranno risponderne.
Kramatorsk si aggiunge a una nuova giornata di attacchi contro le città ucraine. A Pryluky, nella regione di Chernihiv, il bilancio dell’attacco russo contro un edificio residenziale è salito a 22 morti, tra cui cinque bambini, e 54 feriti, sette dei quali minorenni. A Kiev altri tre civili sono morti negli attacchi delle ultime ore, mentre 13 persone sono rimaste ferite.
La situazione diplomatica
Il quadro militare si accompagna a una situazione diplomatica ancora lontana da una svolta. Zelensky ha annunciato che delegazioni ucraine e statunitensi si incontreranno venerdì e sabato negli Stati Uniti. Il presidente ucraino ha tuttavia criticato implicitamente la linea americana, osservando che non è possibile parlare contemporaneamente di negoziati economici con Mosca e di uno stallo diplomatico.
Sul fronte russo-americano, invece, non è ancora stato fissato un colloquio telefonico tra Vladimir Putin e Donald Trump. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che Mosca e Washington non hanno raggiunto un accordo sui tempi della conversazione.
È proprio questo il punto politico della fase attuale: mentre sul terreno la pressione militare aumenta, il canale diplomatico rimane aperto ma privo, almeno per ora, di una traiettoria definita. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato di «stallo strategico», avvertendo che situazioni di questo tipo possono essere risolte attraverso un negoziato oppure attraverso un’ulteriore escalation.
Washington teme inoltre che il conflitto possa estendersi oltre i confini ucraini, anche attraverso operazioni di sabotaggio in Paesi confinanti. È un rischio che rende ancora più delicato l’equilibrio tra sostegno a Kiev, pressione su Mosca e tentativi di riaprire un negoziato.
Nel frattempo, il confronto si allarga anche sul piano politico. Il Parlamento europeo ha respinto la legittimità della nuova Duma russa, giudicando le elezioni di settembre non libere né eque e contestando anche il voto organizzato nei territori ucraini occupati.
Mosca ha risposto ribadendo di non voler avviare un conflitto con l’Europa, ma avvertendo che reagirebbe a una eventuale aggressione occidentale. Una dichiarazione che conferma quanto il conflitto ucraino abbia ormai assunto una dimensione più ampia, nella quale la linea tra guerra, deterrenza e confronto strategico europeo è diventata sempre più sottile.
A Kramatorsk, intanto, restano i morti. E mentre le diplomazie cercano una via d’uscita, la guerra continua a produrre sul terreno il suo effetto più immediato: l’aumento delle vittime civili.





