A Islamabad li chiamano ormai con ironia il “quinto stagione”. Ogni anno, puntuali come le piogge monsoniche o il caldo estivo, migliaia di container metallici compaiono lungo le strade della capitale pakistana.
Questa volta il loro scopo è bloccare l’accesso alla città in vista della nuova mobilitazione del partito dell’ex primo ministro Imran Khan, detenuto da oltre tre anni e ancora figura centrale della politica nazionale.
Barricate d’acciaio e impatto economico
Le enormi strutture d’acciaio, normalmente utilizzate per il trasporto merci, sono state trasformate in barricate urbane. Tra 1.500 e 2.000 container sono stati posizionati nei punti strategici della capitale per limitare gli spostamenti e impedire l’arrivo dei manifestanti. Il governo difende la scelta sostenendo che si tratti di una misura preventiva basata su valutazioni di sicurezza. Per molti cittadini, però, la città appare sempre più simile a una fortezza.
La presenza dei container ha generato persino una curiosa cultura parallela. Giovani atleti di parkour e calisthenics utilizzano queste strutture come palestre improvvisate, trasformandole in sfondi per video virali sui social network. Ma dietro le immagini spettacolari si nasconde una realtà molto meno leggera. Ogni container immobilizzato rappresenta infatti una perdita economica.
Le conseguenze per il settore trasporti
Le associazioni degli autotrasportatori sostengono che migliaia di mezzi siano stati requisiti o trattenuti per settimane, impedendo ai proprietari di lavorare. Molti operatori denunciano di non aver mai ricevuto alcun risarcimento per precedenti mobilitazioni, mentre il governo assicura che esistono procedure ufficiali di noleggio e pagamento regolarmente documentate.
La questione non riguarda soltanto i trasportatori. Gran parte dei container appartiene a compagnie di navigazione internazionali e il loro mancato rientro nei tempi previsti genera penali giornaliere che finiscono per pesare sull’economia pakistana. A queste spese si aggiungono i costi indiretti: hotel con prenotazioni cancellate, attività commerciali rallentate, traffico congestionato e investitori scoraggiati dall’immagine di una capitale periodicamente paralizzata.





