L’arresto di Robert Del Naja, storico frontman dei ‘Massive Attack’ , ha riportato al centro dell’attenzione britannica il controverso equilibrio tra libertà di espressione, attivismo politico e norme antiterrorismo. Il musicista è stato fermato dalla polizia a Liverpool mentre partecipava a una manifestazione di sostegno a Palestine Action, davanti all’area che ospita la conferenza annuale del Partito Laburista.
Del Naja era seduto sul marciapiede con un cartello recante un messaggio a favore dell’organizzazione e contro quello che definisce un genocidio in Palestina. Le immagini diffuse sui social mostrano un confronto pacato con gli agenti prima dell’arresto. Quando gli viene contestata una violazione della legge, l’artista ribatte sostenendo che, a suo giudizio, il vero problema giuridico riguarderebbe chi sostiene attività collegate a presunti crimini di guerra.
La polizia gli ricorda però che Palestine Action è stata inserita dal governo britannico tra le organizzazioni vietate ai sensi della legislazione antiterrorismo. Del Naja risponde dichiarando di non condividere tale classificazione. Pochi istanti dopo viene arrestato con l’accusa di aver espresso sostegno a un’organizzazione ufficialmente proscritta. La vicenda rappresenta l’ennesimo capitolo di un confronto sempre più acceso nel Regno Unito. Palestine Action è stata messa al bando nel 2025 dopo una serie di azioni dirette e atti di danneggiamento contro strutture e aziende ritenute legate all’industria della difesa.
Da quel momento, l’appartenenza al gruppo o il sostegno pubblico alla sua attività possono comportare conseguenze penali molto severe, comprese lunghe pene detentive. Per i sostenitori della misura, il divieto costituisce uno strumento necessario per contrastare comportamenti considerati illegali e potenzialmente pericolosi. I critici, al contrario, ritengono che l’applicazione della normativa antiterrorismo a un movimento di protesta rappresenti un precedente preoccupante per le libertà civili e per il diritto di dissenso. Del Naja non è nuovo a iniziative di solidarietà verso la causa palestinese. Da anni utilizza la propria notorietà artistica per sostenere campagne di sensibilizzazione, progetti musicali e manifestazioni pubbliche.




