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Sanità, i medici (Cimo-Fesmed): “Riforma da rivedere, servono risorse e visione integrata”

Audizione in Senato sul Ddl 1825: il sindacato critica il testo e propone correttivi per garantire continuità assistenziale ed equità nel sistema sanitario
domenica, 12 Aprile 2026
1 minuto di lettura

La Federazione Cimo-Fesmed chiede una revisione profonda del disegno di legge sulla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, puntando su maggiori risorse, integrazione tra ospedale e territorio e superamento dell’attuale frammentazione del sistema.

I medici ospedalieri

Ascoltata dalla Commissione Affari sociali del Senato sul Ddl n. 1825, la confederazione sindacale dei medici ha espresso una valutazione complessivamente critica del provvedimento. Pur riconoscendo l’urgenza di intervenire sull’assetto del Servizio sanitario nazionale, il Audizione in Senato sul Ddl 1825: il sindacato dei medici critica il testo e propone correttivi per garantire continuità assistenziale ed equità nel sistema sanitario. Le osservazioni arrivano dal presidente Guido Quici ha evidenziato come il testo, così com’è, non sia in grado di risolvere le principali criticità.

Frammentazioni di ruoli

Al centro delle osservazioni di Cimo -Fesmed, la persistente divisione tra ospedale e territorio, tra pubblico e privato e tra personale dipendente e convenzionato: una frammentazione che ostacola la continuità assistenziale e finisce per penalizzare i pazienti.

Ospedali e territori

Secondo il sindacato, inoltre, il rischio è quello di ripetere errori già visti: una riorganizzazione della rete ospedaliera senza un reale potenziamento dell’assistenza territoriale potrebbe tradursi in un ulteriore sovraccarico per ospedali e Pronto soccorso.

Finanziamenti insufficienti

Tra le principali criticità segnalate figurano l’eccessiva genericità della delega al Governo, l’assenza di finanziamenti adeguati e le incertezze sulle risorse umane e sulla sostenibilità organizzativa. Dubbi anche sull’introduzione degli ospedali elettivi, considerata una possibile fonte di ulteriore frammentazione dell’assistenza.

Il nodo pronto soccorso

Particolare preoccupazione riguarda proprio il modello di queste strutture, prive di Pronto soccorso: secondo Cimo-Fesmed potrebbero compromettere la continuità delle cure, aumentare i trasferimenti dei pazienti e ridurre l’attrattività delle strutture di emergenza per il personale sanitario.

Pronti a discutere le modifiche

“La riforma del Servizio sanitario nazionale”, evidenzia Guido Quici, “deve essere affrontata con una visione integrata, garantendo risorse adeguate e superando l’attuale organizzazione a silos”. Da qui la richiesta di una revisione del provvedimento, con interventi strutturali in grado di assicurare maggiore equità nell’accesso alle cure. La Federazione si è infine detta disponibile a offrire il proprio contributo tecnico nella stesura dei decreti legislativi.

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