0

Usa e Iran, colloqui diretti a Islamabad, Teheran chiede fine sanzioni. Navi Usa a Hormuz, versioni opposte

Centcom avvia sminamento nello Stretto, versioni opposte sul passaggio delle navi. Trump: “Petroliere verso gli Usa”. Incognita su Mojtaba Khamenei. Washington garantisce stop ai raid su Beirut fino al 14 aprile, ma Israele colpisce oltre 200 obiettivi Hezbollah
domenica, 12 Aprile 2026
2 minuti di lettura

I primi colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran dalla rivoluzione islamica del 1979 sono iniziati ieri a Islamabad, mentre nello Stretto di Hormuz proseguono operazioni militari e si moltiplicano versioni contrastanti sul passaggio di navi americane. Ai colloqui partecipano il vicepresidente statunitense JD Vance, l’inviato Steve Witkoff e Jared Kushner, insieme al presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, al ministro degli Esteri Abbas Araghchi e a rappresentanti pakistani, tra cui il capo dell’esercito Asim Munir. La Casa Bianca ha confermato che si tratta di incontri diretti tra le delegazioni. Una fonte pakistana ha riferito alla Cnn che le discussioni potrebbero proseguire “fino a notte fonda” ed essere estese anche a oggi.

Tra le richieste avanzate da Teheran figurano la fine delle sanzioni economiche, il riconoscimento del controllo iraniano sul transito nello Stretto di Hormuz e compensazioni per i danni subiti durante il conflitto. Ghalibaf ha dichiarato che l’Iran ha “buone intenzioni, ma non si fida”, mentre il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che la delegazione iraniana “difende con fermezza gli interessi dell’Iran” e negozierà “con coraggio”. Pressioni diplomatiche arrivano anche dall’Europa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato Teheran a “cogliere l’opportunità rappresentata dalle discussioni avviate a Islamabad per aprire la strada a una de-escalation duratura”, chiedendo il ripristino della libertà di navigazione a Hormuz e il rispetto del cessate il fuoco, inclusi il Libano e la regione.

Operazioni militari a Hormuz

Tra i nodi principali restano lo sblocco dei beni iraniani congelati, la riapertura dello Stretto di Hormuz e un cessate il fuoco in Libano. Proprio sullo Stretto si registrano sviluppi militari. Il Comando centrale Usa ha annunciato che due navi da guerra, la USS Frank E. Peterson e la USS Michael Murphy, hanno attraversato Hormuz nell’ambito di operazioni di sminamento. “A breve condivideremo questo percorso con il settore marittimo, al fine di favorire il libero flusso dei commerci”, ha dichiarato l’ammiraglio Brad Cooper. Tuttavia emergono versioni opposte sul passaggio delle unità americane.

Secondo Axios alcune navi statunitensi avrebbero attraversato lo stretto senza coordinamento con Teheran, mentre i media iraniani sostengono che una nave Usa sia stata avvertita di ritirarsi sotto minaccia di attacco entro trenta minuti. Washington non ha confermato questa ricostruzione. Donald Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno avviato la bonifica dello stretto perché “l’unica cosa che resta all’Iran è la minaccia delle mine marine” e ha aggiunto che “un numero enorme di petroliere vuote” è diretto verso gli Usa per rifornirsi del “miglior greggio al mondo”. Il presidente ha ribadito che Washington è pronta ad agire se i negoziati falliranno.

Fonti statunitensi citate dal New York Times indicano che l’Iran avrebbe minato lo stretto il mese scorso con piccole imbarcazioni, lasciando corridoi limitati al traffico marittimo. Alcune mine potrebbero essersi spostate, complicando la riapertura completa della rotta.

Il mistero su Khamenei

Sul piano politico resta l’incertezza sulle condizioni della Guida suprema Mojtaba Khamenei. Secondo fonti citate da Reuters sarebbe rimasto gravemente ferito nel raid del 28 febbraio in cui è stato ucciso il padre Ali Khamenei. Il leader, indicato come “sfigurato”, sarebbe in cura in una località segreta ma continuerebbe a partecipare alle decisioni strategiche.

Libano e tensioni regionali

Parallelamente proseguono le tensioni regionali. Gli Stati Uniti hanno fornito al Libano garanzie che Israele non bombarderà Beirut fino al 14 aprile, data di colloqui tra Beirut e Tel Aviv a Washington. I temi previsti includono il ritiro delle forze israeliane, le armi di Hezbollah, gli scambi di prigionieri e la delimitazione dei confini. Nonostante i negoziati, l’esercito israeliano ha annunciato di aver colpito oltre 200 obiettivi di Hezbollah nelle ultime 24 ore, mentre in Israele si sono svolte proteste contro la guerra. A Tel Aviv centinaia di manifestanti hanno scandito slogan come “Non ci sarà sicurezza senza pace” e “Non vogliamo altre guerre”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Lavoro e Veronese (Uil): Cassa integrazione, segnali di difficoltà per l’intero sistema produttivo

Cassa integrazione, dalle ore autorizzate nuovo segnale di difficoltà per…

Energia e Superbonus. Granelli (Confartigianato): “Priorità al taglio delle bollette e Bonus edilizia”

“Ridurre i costi dell’energia e l’impatto dell’inflazione e risolvere il…