Sono circa 5,3 milioni gli italiani in condizione di povertà energetica, pari a 2,4 milioni di famiglie che non riescono a sostenere in modo adeguato le spese per luce e riscaldamento. Il dato emerge dalle elaborazioni dell’Ufficio studi della Cgia su fonti Istat e Osservatorio Italiano sulla povertà energetica e fotografa una difficoltà diffusa, legata non solo al reddito ma anche all’aumento dei costi energetici e alla qualità delle abitazioni. La distribuzione geografica evidenzia un divario marcato.
Le situazioni più critiche si concentrano nel Mezzogiorno. In Puglia oltre 302.500 famiglie vivono in questa condizione, per un totale di quasi 700mila persone: il 18% dei nuclei. Seguono la Calabria con più di 143.400 famiglie, pari a oltre 318mila individui, e il Molise con 22.650 famiglie coinvolte, circa 49mila persone. In queste aree il fenomeno supera il 17% delle famiglie residenti. Le criticità risultano più contenute nelle Marche, nel Friuli Venezia Giulia e nel Lazio.
Il quadro si inserisce in una fase di nuovi aumenti. Dopo le tensioni legate al conflitto in Iran, i prezzi dell’energia hanno registrato un’accelerazione. Nel confronto annuo, gas ed elettricità segnano rincari rispettivamente del 6,3% e del 6,7%. A marzo il gas si attesta in media a 53 euro per megawattora, in crescita rispetto ai 38,7 del 2025 e ai 36,3 del 2024.
Nello stesso mese l’energia elettrica raggiunge i 143 euro per megawattora, contro i 116,1 dell’anno precedente e i 108,3 del 2024. Un livello che, secondo le stime, potrebbe salire in presenza di un prolungamento della crisi internazionale, con effetti diretti sui bilanci familiari.
Impatto economico
L’impatto economico complessivo appare rilevante. L’Ufficio studi della Cgia stima per il 2025 un aggravio di 5,4 miliardi di euro sulle famiglie italiane, che raggiunge i 6,6 miliardi nel confronto con il 2024. A livello territoriale, la Lombardia registra il peso maggiore in termini assoluti con un incremento di 1,1 miliardi. Seguono il Veneto con 557 milioni, l’Emilia-Romagna con 519 e il Lazio con 453 milioni. In coda la Basilicata, il Molise e la Valle d’Aosta con incrementi più contenuti.
La condizione di povertà energetica si manifesta in forme diverse. Secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica, una famiglia entra in questa area quando non riesce ad accedere a servizi essenziali come riscaldamento, raffrescamento e illuminazione a costi sostenibili. In alcuni casi la spesa energetica assorbe una quota elevata del reddito, soprattutto in abitazioni poco efficienti. In altri prevale il sotto-consumo: per contenere i costi si rinuncia a riscaldare adeguatamente gli ambienti o a raffrescare durante i mesi estivi. Si registrano anche ritardi nei pagamenti e accumulo di arretrati, fino al rischio di distacco delle forniture.
Tra i soggetti più esposti compaiono anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili. La vulnerabilità dipende dall’intreccio tra condizioni economiche, caratteristiche degli edifici e andamento dei prezzi. Il fenomeno coinvolge anche il mondo del lavoro autonomo. Circa il 70% di artigiani e commercianti opera senza dipendenti e affronta un doppio impatto: bollette più alte in ambito domestico e costi energetici elevati per mantenere attiva l’attività. Una pressione che riduce i margini e limita la capacità di investimento.
L’insieme di questi fattori delinea un quadro in evoluzione. I dati disponibili si riferiscono al 2024, ma la dinamica dei prezzi lascia prevedere un ampliamento della platea nel corso del 2025-2026. L’aumento dei costi energetici, unito alle tensioni internazionali, incide in modo diretto sulle famiglie più fragili e amplia un divario territoriale già evidente.





