Gli Stati Uniti stanno intensificando i contatti diplomatici con il Perù nel tentativo di rinnovare un rapporto strategico che negli ultimi anni si è incrinato tra instabilità politica e tensioni sociali.
Fonti del Dipartimento di Stato confermano che Washington considera il Paese andino un alleato chiave per la stabilità regionale e per il controllo dei flussi migratori e del narcotraffico, ma teme che le prossime elezioni, previste per la fine del 2026, possano produrre un risultato imprevedibile.
La Casa Bianca ha avviato una serie di incontri bilaterali con rappresentanti del governo provvisorio di Lima, guidato da Dina Boluarte, per discutere di cooperazione economica e sicurezza. L’obiettivo è rafforzare la fiducia reciproca dopo anni di crisi istituzionali che hanno visto il Perù cambiare più presidenti che politiche.
Gli Stati Uniti puntano a garantire che il processo elettorale si svolga in modo trasparente e che il Paese non scivoli verso derive populiste o autoritarie che potrebbero compromettere gli equilibri regionali. Secondo analisti latinoamericani, Washington teme che la crescente influenza di Cina e Russia in Sudamerica possa spingere Lima a diversificare le proprie alleanze. Il Perù, ricco di risorse minerarie e snodo strategico per le rotte del Pacifico, è infatti al centro di una competizione geopolitica che va oltre la dimensione economica.
Il governo peruviano, da parte sua, cerca di rassicurare gli investitori e di presentarsi come interlocutore affidabile, ma deve fare i conti con una società polarizzata e con un’opposizione che denuncia corruzione e disuguaglianze crescenti. In questo contesto, la pressione diplomatica americana appare come un tentativo di prevenire nuovi scossoni in un’area già segnata da instabilità. Mentre Washington parla di “partenariato rinnovato”, molti osservatori ricordano che la fiducia non si ricostruisce con le dichiarazioni, ma con risultati concreti.





