Il settore calzaturiero italiano attraversa una fase congiunturale critica, più sfavorevole rispetto al resto della manifattura. A pesare sono le trasformazioni della domanda, la riorganizzazione delle catene globali, i cambiamenti nei canali distributivi e la pressione dei costi.
Nonostante il contesto, l’Italia mantiene una leadership europea fondata su una forte vocazione artigiana, sulla specializzazione dei distretti e su una marcata propensione all’export. Le imprese competono sulla qualità medio-alta e sulla differenziazione della gamma, con la necessità crescente di investire in innovazione e nella doppia transizione digitale e green.
Dopo il crollo il ritorno leader
Nel 2025 la produzione di calzature diminuisce del 6,9%, attenuando però il crollo del 19,3% registrato nel 2024. Il confronto con il periodo pre-pandemia evidenzia una debolezza strutturale: tra il 2019 e il 2025 l’indice della produzione cala del 39,1%, ben più del -33,7% del comparto moda e del -6% della manifattura complessiva.
Stile, lavoro e miliardi
A fine 2025 si contano 7.769 imprese attive, con circa 69.900 addetti, 12,7 miliardi di fatturato e 4,1 miliardi di valore aggiunto. Le imprese artigiane sono il 45,5% del totale e occupano oltre 17 mila addetti: quasi un lavoratore su quattro del settore opera in realtà artigiane.
Micro imprese al top
L’Italia si conferma primo Paese europeo per occupazione nella produzione di calzature, davanti a Portogallo e Spagna, con un ruolo centrale delle micro e piccole imprese che concentrano il 54,7% degli addetti, ben sopra la media UE.
La forza dei distretti
La geografia produttiva resta fortemente distrettuale. Le Marche guidano la specializzazione con un’incidenza dell’occupazione del 4,18%, seguite da Toscana, Puglia, Veneto e Campania. A livello provinciale spicca Fermo, dove quasi un quarto degli occupati è nel settore, seguita da Macerata e Barletta-Andria-Trani.
Esposizioni stabili
Nel 2025 le esportazioni si attestano a 11,7 miliardi di euro (-0,3%), segnando una sostanziale stabilità. Crescono le vendite nell’Unione europea (+2,5%), mentre calano nei mercati extra UE (-3,2%). Tra le regioni, avanzano Piemonte, Toscana e Lombardia, mentre arretrano Marche, Emilia-Romagna e Veneto.
Le città e le classifiche
Tra i principali mercati esteri si distinguono Emirati Arabi Uniti (+14,6%), Spagna (+7,7%) e Germania (+5,5%), mentre risultano in calo Regno Unito, Svizzera e Cina.
Dazi e tensioni geopolitiche
Negli Stati Uniti l’export cresce del 2,9% nel complesso del 2025, ma rallenta nella seconda metà dell’anno dopo l’introduzione dei dazi. In Medio Oriente, area in forte espansione (+9,7%), le tensioni legate alla guerra del Golfo rischiano di compromettere la ripresa.
In Italia scende la domanda
Sul mercato domestico, la spesa delle famiglie per calzature resta contenuta: nel 2024 si attesta a 10,1 miliardi di euro. Nel 2025 si intravede un lieve recuperodei consumi moda (+1,8%), ma le vendite al dettaglio di calzature continuano a diminuire (-1,9%).
Imprese capaci di resistere
In sintesi, il settore calzaturiero italiano si trova in una fase complessa: alla solidità strutturale e alla leadership internazionale si contrappongono criticità produttive e incertezze sui mercati, che rendono decisivi investimenti e capacità di adattamento per sostenere la competitività.





