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Calzature, il made in Italy resta leader tra crisi produttiva e tenuta dell’export

Calzature, il made in Italy resta leader tra crisi produttiva e tenuta dell’export

Il settore soffre un ciclo più duro della manifattura, ma primeggia in europa grazie alla qualità, ai distretti e alla spinta delle piccole imprese
venerdì, 10 Aprile 2026
1 minuto di lettura

Il settore calzaturiero italiano attraversa una fase congiunturale critica, più sfavorevole rispetto al resto della manifattura. A pesare sono le trasformazioni della domanda, la riorganizzazione delle catene globali, i cambiamenti nei canali distributivi e la pressione dei costi.

Nonostante il contesto, l’Italia mantiene una leadership europea fondata su una forte vocazione artigiana, sulla specializzazione dei distretti e su una marcata propensione all’export. Le imprese competono sulla qualità medio-alta e sulla differenziazione della gamma, con la necessità crescente di investire in innovazione e nella doppia transizione digitale e green.

Dopo il crollo il ritorno leader

Nel 2025 la produzione di calzature diminuisce del 6,9%, attenuando però il crollo del 19,3% registrato nel 2024. Il confronto con il periodo pre-pandemia evidenzia una debolezza strutturale: tra il 2019 e il 2025 l’indice della produzione cala del 39,1%, ben più del -33,7% del comparto moda e del -6% della manifattura complessiva.

Stile, lavoro e miliardi

A fine 2025 si contano 7.769 imprese attive, con circa 69.900 addetti, 12,7 miliardi di fatturato e 4,1 miliardi di valore aggiunto. Le imprese artigiane sono il 45,5% del totale e occupano oltre 17 mila addetti: quasi un lavoratore su quattro del settore opera in realtà artigiane.

Micro imprese al top

L’Italia si conferma primo Paese europeo per occupazione nella produzione di calzature, davanti a Portogallo e Spagna, con un ruolo centrale delle micro e piccole imprese che concentrano il 54,7% degli addetti, ben sopra la media UE.

La forza dei distretti

La geografia produttiva resta fortemente distrettuale. Le Marche guidano la specializzazione con un’incidenza dell’occupazione del 4,18%, seguite da Toscana, Puglia, Veneto e Campania. A livello provinciale spicca Fermo, dove quasi un quarto degli occupati è nel settore, seguita da Macerata e Barletta-Andria-Trani.

Esposizioni stabili

Nel 2025 le esportazioni si attestano a 11,7 miliardi di euro (-0,3%), segnando una sostanziale stabilità. Crescono le vendite nell’Unione europea (+2,5%), mentre calano nei mercati extra UE (-3,2%). Tra le regioni, avanzano Piemonte, Toscana e Lombardia, mentre arretrano Marche, Emilia-Romagna e Veneto.

Le città e le classifiche

Tra i principali mercati esteri si distinguono Emirati Arabi Uniti (+14,6%), Spagna (+7,7%) e Germania (+5,5%), mentre risultano in calo Regno Unito, Svizzera e Cina.

Dazi e tensioni geopolitiche

Negli Stati Uniti l’export cresce del 2,9% nel complesso del 2025, ma rallenta nella seconda metà dell’anno dopo l’introduzione dei dazi. In Medio Oriente, area in forte espansione (+9,7%), le tensioni legate alla guerra del Golfo rischiano di compromettere la ripresa.

In Italia scende la domanda

Sul mercato domestico, la spesa delle famiglie per calzature resta contenuta: nel 2024 si attesta a 10,1 miliardi di euro. Nel 2025 si intravede un lieve recuperodei consumi moda (+1,8%), ma le vendite al dettaglio di calzature continuano a diminuire (-1,9%).

Imprese capaci di resistere

In sintesi, il settore calzaturiero italiano si trova in una fase complessa: alla solidità strutturale e alla leadership internazionale si contrappongono criticità produttive e incertezze sui mercati, che rendono decisivi investimenti e capacità di adattamento per sostenere la competitività.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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