Mancano poco più di 150 giorni per approvare tutta la delega fiscale. Ed è per questo che il Viceministro al MEF, Maurizio Leo, ha definito la tempistica per portare in Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva lo schema di decreto legislativo comprendente, appunto, in particolare, la riforma del gioco fisico, il cui settore è in sofferenza da anni per la mancanza di una regolamentazione nazionale coerente ed innovativa e per le continue proroghe di gare importantissime.
Come si vede, si va avanti lentamente, anche se è stato fissato proprio nei giorni scorsi a venerdì 10 aprile prossimo il primo incontro tra Enti locali ed i tecnici del MEF che stanno seguendo da tempo la redazione del documento base, che tanto allarma la maggior parte della filiera del gioco pubblico legale.
Purtroppo, però, si arriverà a questo incontro senza che, sopratutto negli ultimi tempi, ci sia stata quella interlocuzione più volte richiesta dalle rappresentanze di molti segmenti del mercato, pur essendo sostenuta da gran parte degli schieramenti politici.
In pratica si rinvia, ancora una volta, all’organo tecnico valutazioni e decisioni senza che si siano ascoltate le posizioni che molto probabilmente avrebbero superato anche le perplessità sia della Ragioneria Generale per la questione delle coperture, sia di quella parte dei vertici del ministero più sensibile alle ragioni della libertà e del pluralismo di mercato.
Insomma si arriva ad un tavolo tecnico senza che si sia mai saliti al livello politico che avrebbe dovuto rappresentare il decisore principale che media e fa sintesi tra le varie esigenze, limitandosi a quanto proposto e disegnato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a cui si vorrebbe attribuire tutta la responsabilità sopratutto per le parti più sensibili e controverse.
Comunque ci si arriverà a questo incontro in Conferenza Unificata, occorrerà in ogni caso rispettare scadenza inderogabili perché, come si diceva, il tempo a disposizione è breve.
Il decreto, dopo una prima approvazione in CDM, dovrà ottenere prima l’assenso della Conferenza Unificata e successivamente passare all’esame delle Commissioni Parlamentari per pareri non vincolanti. Solo successivamente tornerà al CDM per l’approvazione definitiva e al termine di tutto l’iter, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
La strada dunque è ancora lunga, perché se è vero che il governo vuole, come promesso in più occasioni, portare a compimento la riforma del gioco fisico dovrà rispettare quelle che secondo me sono scadenze perentorie, oltre le quali, se non venissero rispettate, tutto potrebbe saltare e si andrebbe alla legislatura successiva con grande danno per tutto il settore dei giochi.
Naturalmente, pur rispettando questi tempi, occorrerà sciogliere i nodi ancora sul tappeto e, innanzitutto, trai più importanti quello circa la formazione di un eventuale oligopolio.
Infatti la gara del 2011 aveva assegnato 13 concessioni ad altrettanti operatori. Successivamente, dopo alcune operazioni di fusione, questi concessionari si sono ulteriormente ridotti, con la costituzione di due gruppi maggiori di riferimento, che detengono quote vicine, se non superiori, al limite del 25% delle convenzioni attualmente vigenti, che pertanto dovrebbe ritenersi già violato dalla attuale situazione di fatto.
Ed a questa violazione si sarebbe dovuto porre rimedio in qualche modo. Si rammenta che in campo bancario quando un istituto assume una posizione dominante, ad esempio, l’organo di vigilanza, la Banca d’Italia, invita e pretende che vengano dismessi sportelli, agenzie, sedi e filiali in numero adeguato per eliminare la distorsione e riequilibrare i vari pesi di quote del mercato.
Va da sé che un’eventuale ulteriore riduzione dei gruppi effettivamente indipendenti, indotta dalla prevista soglia del 35%/40%. indicata dalla riforma del gioco fisico, attualmente all’esame del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) potrebbe determinare condizioni tali da superare – e di tanto – la soglia di attenzione antitrust. Come può essere sia avvenuto per il Gruppo Lottomatica (ex GBO / Gamenet) e per il Gruppo Sisal (Flutter Entertainment).
Il mercato italiano è oggi dunque un duopolio asimmetrico dominato da due grandi aggregatori.
Pertanto la combinazione tra innalzamento delle soglie di concentrazione, riduzione degli asset scarsi (apparecchi e punti) e gara al massimo rialzo con soglie minime di offerta elevate costituirebbe un forte incentivo ad una vera e propria distorsione del mercato, favorendo gli operatori maggiormente capitalizzati, con rischio di coordinamento tacito e con evidente drastica riduzione della contendibilità del mercato.
Ma quel che ci preoccupa maggiormente, indipendentemente dagli interessi del settore, ma guardando solo al Bene comune, è che ciò causerebbe:
a) l’indebolimento della capacità regolatoria dell’ADM, a fronte di operatori sempre più grandi e sistemicamente rilevanti;
b) gli effetti negativi sul gettito nel medio-lungo periodo con gravi danni per le casse dello Stato, quindi per l’intera comunità nazionale, poiché il nuovo oligopolio del territorio fisico, rappresentando anche l’oligopolio dell’online, potrebbe dirottare la domanda di gioco dell’utente del territorio sul medesimo prodotto di gioco distribuito sull’on line. (Per questo pare ci siano delle perplessità da parte della Ragioneria dello Stato).
Infatti, pur essendo i margini dei privati superiori, generano un calo di gettito complessivo di tutti i giochi, come si è dimostrato negli ultimi anni per effetto del dirottamento della domanda dagli apparecchi del territorio fisico sugli apparecchi dell’online.





