L’agenzia di intelligence interna tedesca, il Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), ha accusato la Russia di essere responsabile di una nuova serie di attacchi informatici mirati contro istituzioni pubbliche e aziende strategiche. Secondo quanto riferito dalle autorità, le operazioni sarebbero riconducibili al gruppo APT28, un collettivo di hacker legato ai servizi militari russi e già noto per campagne di spionaggio in Europa e negli Stati Uniti.
Gli attacchi, individuati nelle ultime settimane, avrebbero sfruttato vulnerabilità in software di uso diffuso per infiltrarsi nei sistemi informatici tedeschi, con l’obiettivo di sottrarre informazioni sensibili e monitorare infrastrutture critiche.
Il BfV ha parlato di una “minaccia persistente e altamente professionale”, sottolineando che le intrusioni fanno parte di una strategia più ampia volta a destabilizzare i Paesi europei in un momento di forte tensione geopolitica. Il governo tedesco ha condannato l’operazione, definendola un atto ostile che “supera la soglia della semplice attività di intelligence”.
Berlino ha inoltre invitato le istituzioni dell’Unione Europea a rafforzare il coordinamento in materia di cybersicurezza, ricordando che attacchi simili sono stati registrati anche in Polonia, Paesi Bassi e Scandinavia. Mosca ha respinto le accuse, definendole “infondate e politicamente motivate”, ma gli esperti tedeschi ritengono che la firma tecnica degli attacchi sia coerente con precedenti operazioni attribuite alla Russia.
La vicenda riaccende il dibattito sulla vulnerabilità delle infrastrutture digitali europee e sulla necessità di investimenti più consistenti nella difesa cibernetica. Per Berlino, la sfida non è solo tecnica: è un test della resilienza democratica in un contesto internazionale sempre più segnato da conflitti ibridi e pressioni esterne.





