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Raid su centrale nucleare di Bushehr e ultimatum di Trump: “48 ore o l’inferno”. Missili iraniani su Israele

Raid su centrale nucleare di Bushehr e ultimatum di Trump: “48 ore o l’inferno”. Missili iraniani su Israele

Evacuati 198 tecnici russi. Teheran rivendica attacchi contro aeroporto Ben Gurion e base Usa in Kuwait. Abbattuti un F-15E e un A-10, pilota disperso. Pressione su Hormuz, nave “legata al regime sionista” colpita con un drone. Negoziati restano in stallo
domenica, 5 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Donald Trump ha lanciato un nuovo ultimatum a Teheran: “Il tempo sta per scadere: 48 ore prima che si scateni l’inferno su di loro”.

’avvertimento arriva mentre i colloqui mediati dal Pakistan restano in stallo e l’escalation militare continua su più fronti. Secondo fonti iraniane, Stati Uniti e Israele hanno colpito diversi obiettivi, tra cui aree nei pressi della centrale nucleare di Bushehr e due località vicino alla città santa di Qom.

Attacchi sono stati segnalati anche contro una fabbrica di cemento a Bandar Khamir e contro il terminal commerciale del valico di Shalamcheh, al confine con l’Iraq, dove “un conducente iracheno è stato ucciso e due lavoratori iraniani sono rimasti feriti”.

Dopo il raid vicino a Bushehr, la società russa Rosatom ha avviato l’evacuazione del personale: “Gli autobus si sono spostati dallo stabilimento di Bushehr verso il confine armeno, con 198 persone a bordo”, ha riferito l’amministratore delegato Alexei Likhachev.

In risposta, l’Iran ha lanciato diverse salve di missili balistici contro il centro di Israele. Le autorità israeliane parlano di sei feriti lievi e danni a edifici e infrastrutture. Submunizioni a grappolo hanno colpito aree nei pressi del quartier generale delle Forze di Difesa Israeliane a Tel Aviv, danneggiando un parcheggio e una scuola senza causare vittime.

Dopo una pausa di circa dieci ore, una seconda ondata di missili ha colpito nuovamente il centro del Paese, con danni a Bnei Brak, Ramat Gan e Petah Tikva e interruzioni di corrente. Teheran ha inoltre rivendicato attacchi contro l’aeroporto Ben Gurion e una base militare statunitense in Kuwait.

Diplomazia in stallo

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il Paese non rifiuta la mediazione pakistana ma vuole “condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale che ci viene imposta”.

Teheran ha respinto l’ipotesi di una tregua di 48 ore. Nel frattempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato con il segretario generale della NATO Mark Rutte, definendo la situazione uno “stallo geostrategico” e chiedendo di intensificare gli sforzi diplomatici.

Jet Usa abbattuti e pilota disperso

Teheran ha rivendicato l’abbattimento di due velivoli statunitensi, un F-15E e un A-10. Un pilota è stato recuperato, mentre un secondo risulta disperso. Le ricerche proseguono con unità specializzate a bordo di elicotteri Blackhawk, il cui impiego è stato definito da un ex comandante dei pararescue “estremamente pericoloso”.

Le autorità iraniane hanno smentito la cattura del pilota, mentre i media statali hanno invitato i civili a “catturarlo vivo”, offrendo una ricompensa di circa 66 mila dollari. Trump ha minimizzato l’episodio: “È la guerra. Siamo in guerra”, sostenendo che non compromette eventuali negoziati.

Hormuz e intelligence

Teheran ha intensificato la pressione sullo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. I Pasdaran hanno dichiarato di aver colpito con un drone una nave “legata al regime sionista”, identificata come la portacontainer Msc Ishyka.

Secondo media iraniani, il governo intende finanziare la ricostruzione delle infrastrutture bombardate con pedaggi imposti alle navi e valuta un sistema selettivo di accesso, con transito agevolato per i Paesi “amici” e restrizioni per quelli ritenuti ostili.

Parallelamente, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha evocato possibili ripercussioni anche sullo Stretto di Bab el-Mandeb. Teheran ha autorizzato il passaggio nello stretto solo alle navi con beni essenziali, mentre una nave indiana carica di gpl ha attraversato la rotta con successo.

Il Washington Post riferisce che aziende private cinesi starebbero vendendo, anche all’Iran, dati sui movimenti delle forze statunitensi, inclusi gruppi portaerei e basi militari. Negli Stati Uniti sono state arrestate la nipote e la pronipote del generale Qassem Soleimani, mentre a Roma un gruppo di dissidenti iraniani ha protestato davanti all’ambasciata di Teheran lanciando uova contro l’ingresso.

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