L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (EPA) ha annunciato un nuovo pacchetto di misure mirate a ridurre la presenza di microplastiche e residui farmaceutici nell’acqua potabile, un problema che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente grazie ai progressi nelle tecniche di rilevazione.
Secondo l’agenzia, tracce di analgesici, antibiotici, ormoni sintetici e minuscoli frammenti di plastica sono ormai rinvenibili in numerosi sistemi idrici del Paese, con potenziali rischi ancora poco compresi per la salute umana e per gli ecosistemi.
Il nuovo piano prevede l’introduzione di standard più severi per gli impianti di trattamento delle acque, l’obbligo di monitoraggi più frequenti e l’avvio di studi approfonditi sugli effetti a lungo termine dell’esposizione a queste sostanze.
L’EPA ha sottolineato che, sebbene le concentrazioni rilevate siano generalmente molto basse, la natura persistente di microplastiche e farmaci richiede un approccio preventivo, soprattutto perché molte di queste molecole non vengono completamente eliminate dai sistemi di filtrazione tradizionali.
Tra le misure annunciate figura anche un programma di collaborazione con ospedali, industrie farmaceutiche e amministrazioni locali per ridurre lo smaltimento improprio di medicinali, una delle principali fonti di contaminazione. Parallelamente, l’agenzia intende incentivare la ricerca su tecnologie di trattamento avanzate, come l’osmosi inversa e l’ossidazione avanzata, già sperimentate in alcune città ma ancora troppo costose per un’adozione su larga scala.
Le associazioni ambientaliste hanno accolto positivamente l’iniziativa, definendola un passo necessario per affrontare un problema spesso sottovalutato. Alcuni gruppi industriali, invece, chiedono tempi più lunghi per adeguarsi ai nuovi requisiti, sostenendo che gli investimenti richiesti potrebbero pesare sulle tariffe idriche.





