Nella notte tra martedì e mercoledì tre esplosioni sono state udite in tutta Beirut. Testimoni hanno visto una colonna di fumo e ambulanze dirigersi verso la zona colpita. Il ministero della Salute libanese ha riferito di sette morti e 24 feriti nei quartieri meridionali di Jnah e Khalde.
L’esercito israeliano ha confermato due attacchi separati “nell’area di Beirut”, sostenendo di aver colpito “un alto comandante di Hezbollah e un altro terrorista di alto rango”. In seguito le Forze di difesa israeliane hanno annunciato l’uccisione di Hajj Yusuf Ismail Hashem, comandante del Fronte meridionale di Hezbollah, definendo l’operazione “un duro colpo per la capacità di Hezbollah di condurre operazioni terroristiche”.
Israele ha poi lanciato un “vasto attacco” su Teheran. Esplosioni sono state segnalate nei quartieri nord, est e centrali della capitale iraniana. Tra gli obiettivi colpiti c’è anche la fabbrica farmaceutica Tofigh Daru.
Il viceministro della Salute Mahdi Pirsalehi ha parlato di “un duro colpo alla catena di approvvigionamento medico nazionale”, mentre Israele sostiene che il sito producesse fentanyl destinato a un programma di armi chimiche. Un raid ha inoltre danneggiato il complesso dell’ex ambasciata statunitense, controllato dalle Guardie Rivoluzionarie.
Attacchi nel Golfo e Hormuz
Nel Golfo Persico una petroliera noleggiata da QatarEnergy è stata colpita da un missile iraniano. L’equipaggio è stato evacuato senza vittime. I Pasdaran hanno affermato che la nave “apparteneva al regime sionista” e che l’attacco è stato condotto “con precisione”.
Nella stessa area un’altra petroliera è stata danneggiata da un proiettile non identificato a circa 30 chilometri da Doha, mentre droni iraniani hanno colpito l’aeroporto del Kuwait provocando un vasto incendio nei serbatoi di carburante.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno ribadito che “lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso ai nemici”, mentre il Wall Street Journal riferisce che gli Emirati Arabi Uniti valutano di affiancare gli Stati Uniti per forzarne la riapertura. Il Regno Unito ha annunciato una riunione virtuale della “Coalizione per Hormuz” con 35 Paesi, inclusa l’Italia, per discutere “misure politiche e diplomatiche sostenibili per il ripristino della libertà di navigazione”.
Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato un attacco contro Israele “condotto congiuntamente con Iran e Hezbollah”, intercettato dall’Idf nel sud del Paese. Negli Emirati Arabi Uniti un drone intercettato ha causato la morte di un cittadino del Bangladesh.
Teheran ha inoltre accusato l’Ucraina di fornire “supporto materiale e operativo” agli attacchi statunitensi e israeliani. Gli Stati Uniti hanno confermato le prime missioni dei bombardieri B 52 sull’Iran: “Negli ultimi 30 giorni abbiamo colpito oltre 11.000 obiettivi”, ha dichiarato il capo dello Stato maggiore congiunto Dan Caine.
Piano di Cina e Pakistan
Cina e Pakistan hanno presentato un piano in cinque punti che prevede “l’immediata cessazione delle ostilità” e l’avvio “il prima possibile di colloqui di pace”. Pechino ha avvertito che il conflitto minaccia energia, commercio e crescita globale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato contatti indiretti con Washington. “Ricevo messaggi direttamente da Witkoff, ma questo non significa che siamo in trattative. Il livello di fiducia è pari a zero”. All’Onu, il rappresentante iraniano Saeed Iravani ha definito un possibile attacco americano alle infrastrutture iraniane “un crimine di guerra”.
Pena di morte per i palestinesi
La legge israeliana che introduce la pena di morte per terrorismo continua a suscitare reazioni. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha dichiarato: “Abbiamo fatto la storia”. L’Autorità nazionale palestinese ha proclamato uno sciopero generale, definendo la norma “una pericolosa escalation”.
L’Alto Commissario Onu per i diritti umani ha avvertito che la sua applicazione “costituirebbe un crimine di guerra”. Critiche sono arrivate anche dall’Ue, dall’Egitto, dalla Spagna e dalla Lega araba. Proteste sono state segnalate in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nel sud della Siria.





