È una notizia dai due volti quella diffusa ieri dall’Istat sui prezzi alla produzione di industria e costruzioni a febbraio 2026: positiva per il raffreddamento dei costi, meno per i segnali di rallentamento del sistema produttivo. Il calo è infatti legato soprattutto alla discesa delle componenti energetiche, che alleggeriscono la pressione sulle imprese ma riflettono anche una fase meno dinamica dell’economia.
Ma è meglio entrare nei dettagli della nota dell’Istituto di statistica per cercare di capirne di più. A febbraio 2026 i prezzi alla produzione dell’industria hanno registrato un nuovo calo e hanno segnato una flessione dello 0,4% rispetto al mese precedente e un più marcato -2,7% su base annua. Insomma, sono dati che hanno delineato un quadro caratterizzato da dinamiche contrastanti tra comparti e mercati, con il peso determinante della componente energetica. Il ribasso è apparso infatti fortemente condizionato dal calo dei prezzi dell’energia, in particolare sul mercato interno, dove la diminuzione ha raggiunto il -0,8% su base mensile e il -3,7% su base annua. Ancora più significativa la contrazione nella fornitura di energia elettrica e gas, che ha registrato un -12,4% su base annua e ha ampliato la flessione già osservata nei mesi precedenti. Si tratta di un fattore chiave per comprendere l’andamento complessivo dell’indice, che senza la componente energetica mostra invece segnali di tenuta.
Cuore manifatturiero
Al netto dell’energia, infatti, i prezzi alla produzione hanno evidenziato una lieve crescita congiunturale (+0,1%) e un incremento tendenziale dell’1,1%, numeri che tutto sommato hanno indicato una dinamica moderatamente positiva per il cuore manifatturiero del Paese. Questo dato spiega come, nonostante il rallentamento generale, una parte significativa del sistema industriale continui a sostenere i livelli di prezzo, soprattutto nei comparti a maggiore valore aggiunto. Diversa la dinamica sui mercati esteri dove si è registrato un lieve aumento dei prezzi: +0,3% su base mensile e +0,2% su base annua, con una crescita più sostenuta nell’area euro rispetto ai mercati extraeuropei. Nel complesso nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026 i prezzi alla produzione dell’industria sono risultati in aumento dello 0,6%: una tendenza di fondo leggermente espansiva nonostante il calo registrato nell’ultimo mese.
A livello settoriale sono emersi andamenti differenziati. Le flessioni più ampie hanno riguardato il comparto dei prodotti petroliferi raffinati, mentre segnali di crescita si sono visti nella metallurgia e nella fabbricazione di prodotti in metallo, oltre che nei mezzi di trasporto e in alcune altre attività manifatturiere.
Costruzioni
Parallelamente il settore delle costruzioni ha mostrato un andamento più stabile. A febbraio i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,3% per gli edifici residenziali e non residenziali e dello 0,5% per strade e ferrovie su base mensile. Su base annua, però, la crescita ha rallentato per gli edifici (+1,3%), anche per effetto di un confronto con un periodo precedente caratterizzato da aumenti più marcati, mentre le infrastrutture hanno registrato una sostanziale stabilità (-0,1%).
Nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026 i prezzi delle costruzioni hanno confermato un incremento moderato per gli edifici (+0,4%) e una lieve flessione per strade e ferrovie (-0,1%). L’andamento è stato influenzato principalmente dai rialzi dei prezzi di alcuni materiali e dei carburanti, che continuano a incidere sui costi del settore.





