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Teheran sotto attacco notturno
Teheran sotto attacco notturno

Raid israeliani su Teheran. A Bandar Khamir, 6.000 Marines pronti a intervenire. Diplomazia a Islamabad

Israele annuncia raid su “un sito chiave” del programma missilistico iraniano e su “decine di altri siti di produzione di armi”. Teheran risponde con lanci verso Israele e Giordania, mentre il Pentagono valuta operazioni di terra
lunedì, 30 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Israele ha annunciato nuovi attacchi su Teheran, affermando di aver colpito “un sito chiave utilizzato dal Ministero della Difesa iraniano per la produzione di componenti essenziali per missili balistici”, oltre a “decine di altri siti di produzione di armi”. Un missile israeliano ha inoltre colpito la sede dell’emittente qatariota Al Araby nella capitale iraniana, provocando gravi danni ma senza vittime. La risposta iraniana è arrivata con nuovi lanci. L’Idf ha segnalato un attacco missilistico con sirene nel sud di Israele, mentre un impianto chimico dell’azienda Adama è stato colpito nel Negev, provocando un incendio. Teheran ha inoltre lanciato “un missile e due droni” contro la Giordania, tutti intercettati, secondo le autorità di Amman. Il bilancio della guerra continua intanto a salire. Secondo il ministero della Salute iraniano, dall’inizio del conflitto sono morte 2.076 persone, tra cui 216 minori, mentre i feriti sono 26.500. Oltre 330 strutture sanitarie sono state danneggiate dai bombardamenti. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha minacciato direttamente gli Stati Uniti, sostenendo che le forze iraniane “stanno aspettando l’arrivo delle truppe americane sul territorio per dar loro fuoco”.

Hormuz e Marines

L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele al porto iraniano di Bandar Khamir, nello Stretto di Hormuz, ha segnato un ulteriore salto dell’escalation. Secondo media iraniani, il raid ha provocato almeno cinque morti e la distruzione di due imbarcazioni, colpendo infrastrutture portuali in un nodo cruciale del traffico energetico. Sul piano militare, il Pentagono starebbe valutando operazioni di terra, mentre circa 6.000 Marines sarebbero già pronti in attesa di ordini. Il blocco di Hormuz ha già provocato “la più grave interruzione delle forniture globali di energia”, secondo fonti diplomatiche occidentali. In questo quadro, l’Egitto ha deciso di importare almeno un milione di barili di petrolio libico al mese per compensare l’interruzione delle forniture kuwaitiane, segnale diretto delle ricadute energetiche del conflitto.

Attacchi nel Golfo e in Libano

La guerra continua ad allargarsi. Hezbollah ha intensificato i lanci contro Israele, mentre dallo Yemen gli Houthi hanno rivendicato un nuovo attacco missilistico, poi intercettato. In Libano, secondo il ministero della Salute, i raid israeliani hanno causato 1.238 morti dall’inizio del conflitto e oltre un milione di sfollati. Israele sostiene di vedere “crepe visibili nel regime di Teheran”. Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “l’Iran non è più lo stesso… sono nemici sconfitti che lottano per la propria sopravvivenza”. Sul fronte della propaganda, media iraniani hanno diffuso immagini di un aereo radar statunitense E-3 Awacs distrutto in Arabia Saudita, presentandolo come uno dei “maggiori successi” militari di Teheran.

Diplomazia

Sul piano diplomatico, a Islamabad si sono riuniti i ministri degli Esteri di Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia per discutere un cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto. Tra le proposte esaminate figura un consorzio internazionale per la gestione del traffico petrolifero, con tariffe “simili a quelle del Canale di Suez”. Il ministro pakistano Ishaq Dar ha ribadito che “il dialogo e la diplomazia sono l’unica via da seguire”. Parallelamente, i Paesi arabi hanno nominato l’ex ministro egiziano Nabil Fahmy nuovo segretario generale della Lega Araba. Fahmy ha parlato di “grande responsabilità”, denunciando “flagranti violazioni del diritto internazionale”.

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