Resta un faro la visione di Enrico Mattei che si battè per un sistema energetico autonomo e una Nazione che divenne protagonista sulla scena internazionale
C’è un dato che più di ogni altro fotografa la gravità del momento: secondo la Agenzia internazionale dell’energia, quella in corso è “la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”. Aggiungiamo noi, non si tratta di una esagerazione tantomeno, una formula retorica, ma è purtroppo la sintesi di uno shock reale che sta ridisegnando gli equilibri energetici mondiali. In Italia il colpo già duro diventerà durissimo. Una crisi che da tempo segnaliamo dal momento che c’è una corsa degli ambientalisti e forze antagoniste (a differenza di quelli tedeschi e in generale europei) a dire no ad ogni ipotesi di autonomia energetica: niente nucleare, stop trivelle, no ai termovalorizzatori; nel contempo si criticano i governi di non assicurare l’energia necessaria al Paese. Le fonti rinnovabili per quanto auspicabili per ora non riusciranno minimamente a soddisfare l’esigenza di una economia che si basa in ogni contesto di energia.
Colpito il cuore della logistica
Oggi siamo nella situazione più difficile che potevamo prospettare. Il conflitto in Medio Oriente, con il coinvolgimento diretto di Iran, Stati Uniti e Israele, ha colpito il cuore della logistica petrolifera globale. Il quasi blocco dello Stretto di Hormuz – da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale – ha provocato un crollo dei flussi e una drastica riduzione dell’offerta. A questo si aggiungono i tagli produttivi dei Paesi del Golfo, che hanno sottratto al mercato milioni di barili al giorno.
Meno petrolio prezzi fuori controllo
I numeri parlano chiaro: l’offerta globale è destinata a ridursi di circa 8 milioni di barili giornalieri nel breve periodo. Un vuoto che neppure il rilascio straordinario di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche dei Paesi industrializzati potrà colmare completamente.
Nel frattempo, i prezzi corrono. Il Brent oscilla ormai stabilmente intorno ai 100 dollari al barile, mentre le proiezioni più accreditate indicano un possibile superamento dei 120 dollari nelle prossime settimane. Ma lo scenario più inquietante è quello di medio periodo: non si esclude un ritorno verso quota 150 dollari e, in caso di crisi prolungata, persino punte fino a 200 dollari nel corso del 2026.
Le scorte non basteranno
Sul fronte del gas, la situazione non è meno critica. Le forniture di GNL dal Golfo si sono ridotte drasticamente e i prezzi europei sono tornati a salire con forza. Le scorte dell’Unione europea restano basse, rendendo il sistema particolarmente vulnerabile a nuovi shock.
È in questo contesto che emergono con evidenza le fragilità strutturali dell’Italia.
Prezzi insostenibili per imprese e famiglie
L’aumento dei prezzi dell’energia si tradurrà inevitabilmente in bollette più alte per famiglie e imprese. Non si tratta solo di un aggravio temporaneo: è un trasferimento diretto di ricchezza che riduce il potere d’acquisto, frena i consumi e alimenta una nuova spirale inflattiva.
Ancora più immediato sarà l’impatto sui carburanti. Con il petrolio oltre i 100 dollari, il costo del diesel – linfa vitale del trasporto su gomma – è destinato a crescere sensibilmente.
Logistica e catena distributiva in tilt
Per un Paese come l’Italia, dove la logistica si regge in larga parte sull’autotrasporto, questo significa una pressione enorme sull’intera catena distributiva. I costi aumentano, i margini si comprimono e il rischio di crisi per molte piccole e medie imprese del settore diventa concreto.
Crescita azzerata
L’effetto domino è inevitabile: trasporti più cari significano prodotti più cari, dall’alimentare all’industria. E le imprese, già messe alla prova da anni di instabilità, si trovano ora a fare i conti con un nuovo aumento dei costi energetici che riduce competitività e capacità produttiva.
Tornare alla visione di Mattei
In questo scenario, il confronto con il passato è inevitabile. Negli anni Sessanta, Enrico Mattei (un grande personaggio nato nell’alveo della cultura politica Dc) aveva immaginato un’Italia diversa: non un Paese dipendente, ma un attore energetico autonomo e protagonista sulla scena internazionale. Con la fondazione di Eni, Mattei costruì una strategia fondata su accordi innovativi con i Paesi produttori, basati su partnership e reciproco vantaggio.
La sua visione andava oltre il semplice approvvigionamento: era un progetto politico ed economico che vedeva l’Italia capace di negoziare da pari a pari, utilizzando la diplomazia energetica come leva di sviluppo e influenza. Un modello che garantiva sicurezza degli approvvigionamenti e, al tempo stesso, rafforzava il ruolo internazionale del Paese.
Dipendenza energetica ed effetto domino
Oggi, per i troppi divieti e ritardi, malgrado gli sforzi del Governo, l’Italia appare esposta e vulnerabile, costretta a subire dinamiche globali senza strumenti adeguati per governarle. La dipendenza energetica si traduce in fragilità economica.
Se la crisi dovesse prolungarsi, il rischio è quello di una tempesta perfetta: inflazione elevata, crescita stagnante, pressione sui conti pubblici e tensioni sociali crescenti. Una combinazione che potrebbe mettere in seria difficoltà l’intero sistema Paese.
L’emergenza da affrontare
La lezione di Mattei, in questo contesto anche di politiche Centriste, – quando l’energia era in mano allo Stato – torna di straordinaria attualità. Non come nostalgia, ma come indicazione strategica: senza una visione autonoma e di lungo periodo, l’Italia resterà esposta a crisi cicliche sempre più violente.
E questa, forse, è la vera emergenza che il Paese dovrebbe affrontare.





