Alle 3:30 del mattino, nel cuore dell’VIII arrondissement di Parigi, la polizia francese ha sventato un attentato dinamitardo davanti alla sede della Bank of America. Un giovane di 17 anni, originario del Senegal, è stato arrestato mentre cercava di innescare un ordigno artigianale composto da una tanica di liquido infiammabile e un tubo pirotecnico contenente circa 650 grammi di polvere esplosiva. L’intervento tempestivo della brigata anticriminalità ha evitato una potenziale strage a pochi passi dagli Champs-Élysées. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo sarebbe stato reclutato tramite Snapchat e avrebbe agito dietro promessa di un compenso di 600 euro. Un secondo individuo, probabilmente il palo, è riuscito a fuggire. L’ordigno è stato messo in sicurezza e affidato agli artificieri, mentre la Procura nazionale antiterrorismo ha aperto un’indagine per “tentativo di incendio doloso in connessione con un’impresa terroristica” e “associazione a delinquere di stampo terroristico”.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha elogiato la prontezza delle forze dell’ordine e ha sottolineato un possibile legame con l’instabilità in Medio Oriente, citando episodi simili avvenuti nei Paesi Bassi. L’ipotesi di una rete terroristica più ampia è al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di risalire ai mandanti e agli eventuali complici. L’episodio riaccende l’allarme terrorismo in Francia, già sotto pressione per le tensioni geopolitiche e le minacce ibride. La scelta del bersaglio — una banca americana nel cuore della capitale — suggerisce una strategia simbolica e destabilizzante. In un’Europa che fatica a contenere le infiltrazioni digitali e le radicalizzazioni lampo, la notte di Parigi diventa un monito: la sicurezza urbana resta fragile, e la vigilanza non può concedersi tregua.





