Il 30% dei siti di e-commerce controllati presenta irregolarità nella comunicazione degli sconti: un dato che riaccende i riflettori sulla trasparenza delle vendite online e riporta al centro il tema della concorrenza tra commercio digitale e tradizionale. A sottolinearlo è Confesercenti, che torna a chiedere un intervento deciso dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Pratiche non trasparenti
“L’indagine della Commissione europea conferma criticità che avevamo già segnalato all’Autorità con un esposto presentato nel novembre 2024”, afferma l’associazione. “Sul commercio online, e in particolare durante le grandi campagne promozionali come il Black Friday, continuano a emergere pratiche poco trasparenti che alterano il mercato e penalizzano le imprese che rispettano le regole”.
Anomalie negli sconti on Line
Secondo Confesercenti, il fatto che circa un operatore su tre presenti anomalie negli sconti dimostra la fondatezza delle segnalazioni già avanzate. L’esposto presentato nel 2024, tuttavia, era stato archiviato. “Oggi, dopo quasi due anni di silenzio e alla luce dei nuovi risultati emersi a livello europeo, riteniamo doveroso e non più rinviabile un intervento dell’Autorità”, prosegue la nota.
Riduzioni di prezzo fake
Il nodo principale riguarda gli annunci di riduzione di prezzo, spesso comunicati senza indicare correttamente il prezzo precedente o utilizzando meccanismi che possono indurre in errore il consumatore. Si tratta di pratiche che, oltre a compromettere la trasparenza, incidono direttamente sulla concorrenza: secondo stime di settore, l’e-commerce rappresenta ormai oltre il 15% delle vendite retail in Italia, con picchi ancora più elevati durante i periodi promozionali.
Far valere le stesse regole
“Non si tratta di ostacolare l’e-commerce, che è una componente fondamentale del sistema distributivo moderno”, precisa Confesercenti. “Ma di far valere le stesse regole per tutti, garantendo condizioni eque tra commercio fisico e digitale”.
Concorrenza distorta che colpisce i negozi
Da qui la richiesta di rafforzare i controlli e rendere più efficaci i sistemi di vigilanza. “Senza un presidio concreto”, conclude l’associazione, “il rischio è continuare a scaricare sui negozi di vicinato il costo di una concorrenza distorta, con effetti negativi non solo per le imprese, ma anche per i consumatori e per la qualità complessiva del mercato”.





