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Piantedosi: “Il metodo Dc resta una lezione per la politica”. Il cattolicesimo politico torna al centro del confronto

Nella due giorni di Avellino promossa da Gianfranco Rotondi, Tabacci richiama la crisi della rappresentanza mentre Alcide De Gasperi riemerge come riferimento per il presente
sabato, 28 Marzo 2026
6 minuti di lettura

È iniziata ieri pomeriggio al Viva Hotel di Avellino l’Assemblea degli esterniʼ della Democrazia Cristiana, il convegno promosso da Gianfranco Rotondi che si concluderà oggi e che sta riunendo esponenti di primo piano della politica, delle istituzioni e del mondo dell’informazione attorno a una domanda centrale: Cattolicesimo politico, abbiamo ancora qualcosa da dire?ʼ. Un interrogativo che richiama inevitabilmente la lezione di Alcide De Gasperi, più volte evocato nel corso del dibattito come riferimento ancora attuale per metodo e visione politica. Tra gli interventi più attesi e centrali della due giorni, quelli del Ministro dell’Interno Alfredo Piantedosi e del Presidente di Centro Democratico Bruno Tabacci: i due hanno offerto riflessioni ampie e strutturate sul ruolo attuale della tradizione cattolico-democratica. Poco prima dei loro interventi il Vicepresidente dei Deputati di Fdi Alfredo Antoniozzi aveva riportato il dibattito sul piano politico e sociale, mentre la giornalista Anna La Rosa aveva rilanciato con forza la prospettiva di una proposta concreta.

Il metodo Dc

Piantedosi ha sviluppato un intervento di ampio respiro storico e istituzionale, centrato sul “metodo” della Democrazia Cristiana come chiave di lettura ancora attuale. Il Ministro ha richiamato il contesto del dopoguerra e ha ricordato come i cattolici seppero guidare un Paese segnato da guerra e perdita di libertà, riuscendo a evitare nuove derive autoritarie e costruendo un equilibrio democratico fondato sulla centralità della persona.

Nel suo ragionamento resta centrale la figura di Alcide De Gasperi, indicato come interprete di una linea politica fondata su stabilità, mediazione e responsabilità. Piantedosi ha insistito sulla capacità della Dc di tenere insieme società e Stato, corpi intermedi e istituzioni, sottolineando come questo equilibrio oggi appaia indebolito. Ampio anche il richiamo ai protagonisti della cultura cattolico-democratica, da Moro ad Andreotti, da Dossetti a Scalfaro, come esempi di una politica fatta di misura, rispetto e senso delle istituzioni.

Il Ministro ha quindi portato il discorso sull’attualità e ha sottolineato come oggi il problema non sia il ritorno della Dc come partito, ma il ruolo degli eredi di quella tradizione. In una fase segnata da polarizzazione e semplificazione, ha ribadito la necessità di recuperare mediazione, complessità e responsabilità, indicando proprio nel cattolicesimo politico una possibile risposta. Da qui il messaggio finale: meno tifoserie e più classe dirigente, meno slogan e più pensiero.

Crisi della rappresentanza

Molto articolato anche l’intervento di Tabacci, che ha posto al centro la crisi della partecipazione e della rappresentanza. Ha ricordato il crollo dell’affluenza elettorale rispetto ai decenni della Prima Repubblica e ha denunciato la dissoluzione dei partiti popolari, un fenomeno che ha inciso profondamente sul rapporto tra cittadini e istituzioni. Tabacci ha criticato la trasformazione delle istituzioni e ha parlato di come lʼelezione diretta dei vertici abbia progressivamente svuotato il ruolo delle assemblee elettive e del Parlamento. Ha poi richiamato la struttura della Democrazia Cristiana, fondata su una netta distinzione tra partito, governo e rappresentanza parlamentare, oggi venuta meno.

Ampio spazio nel suo intervento al Codice di Camaldoli, indicato come uno dei momenti più alti del pensiero cattolico democratico, con la centralità della persona e del lavoro. Da qui il richiamo all’attualità: secondo Tabacci, la politica oggi paga un ritardo culturale rispetto alla complessità del mondo contemporaneo. Il suo discorso si è poi allargato alla dimensione europea, indicata come imprescindibile, con il richiamo ancora a De Gasperi e alla necessità di una visione sovranazionale.

Antoniozzi ha invece offerto una lettura politica e ha sostenuto nel suo intervento che il mondo cattolico-democratico esiste ancora, pur senza un contenitore stabile. Ha parlato di un “popolo silenzioso” che negli ultimi anni ha attraversato diverse esperienze politiche, mantenendo però un riferimento costante ai valori del cattolicesimo popolare. Un mondo che, secondo Antoniozzi, continua a incidere sugli equilibri del Paese.

Piattaforma di centro riformista

Lʼintervento di Anna La Rosa ha rappresentato uno dei momenti più concreti e politici del confronto. La giornalista ha sottolineato la figura di Rotondi, definita come esempio di coerenza e resilienza politica, capace di mantenere nel tempo una linea chiara anche nei momenti più difficili.

La Rosa ha quindi avanzato una proposta precisa: partire proprio da Avellino per costruire una piattaforma di centro riformista, in grado di intercettare un elettorato oggi disperso e non pienamente rappresentato. Secondo la cronista politica esiste un’area ampia che non si riconosce completamente negli attuali schieramenti e che potrebbe essere coinvolta attraverso un progetto politico capace di coniugare valori, contenuti e visione. La Rosa ha inoltreparlato della necessità di trasformare il patrimonio culturale del cattolicesimo politico in una proposta concreta, richiamando l’importanza di un programma ispirato alle encicliche sociali e alla tradizione del pensiero cristiano. Ha inoltre sottolineato come il consenso attuale del Centrodestra non sia sufficiente a intercettare tutta la domanda politica esistente, indicando proprio in un’area di centro organizzata una possibile chiave di ampliamento.

Tradizione viva

Ampio spazio nel dibattito anche agli interventi provenienti dal territorio e dalle istituzioni.

Fausto Sacco, Responsabile provinciale della Democrazia Cristiana, ha ribadito che il cattolicesimo politico è una tradizione viva, ancora radicata nelle persone. Ha sottolineato la crisi sociale e la distanza tra cittadini e istituzioni, invitando a costruire una proposta politica credibile, fondata sull’ascolto e sulla centralità della persona. Camillo Naborre, Presidente dei Liberali Popolari Riformisti, ha parlato di un momento “drammatico” per la democrazia e ha richiamato il Codice di Camaldoli e ha messo in guardia dai rischi legati al controllo tecnologico e alle possibili derive antidemocratiche. Ha ribadito la necessità di una presenza forte dei cattolici nella vita pubblica.

Francesco Tufarelli, Dirigente della Presidenza del Consiglio, ha osservato come l’interesse per la politica sia ancora alto, mentre a essere in crisi è la credibilità dei politici. Ha criticato una politica troppo legata a sondaggi e social, contrapponendovi il modello della Dc, capace di elaborare sintesi attraverso il confronto.

Sandro Raimondi, Difensore civico della Provincia di Trento ed ex Procuratore capo, ha offerto una lettura più critica della società attuale, segnata da nuove forme di criminalità. Ha richiamato l’attenzione sul riciclaggio attraverso criptovalute e sul ruolo dei social, sottolineando la necessità di interventi per ridurre le diseguaglianze.

Lettura del presente

Tra gli interventi più significativi anche quello del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il Sud Luigi Sbarra, che ha offerto una riflessione articolata sul ruolo attuale del cattolicesimo politico. Sbarra ha evidenziato come la domanda posta dal convegno richieda una lettura profonda del presente, segnato da trasformazioni tecnologiche, ambientali e sociali. In questo contesto, ha sottolineato la necessità di accompagnare le innovazioni, dall’Intelligenza Artificiale alla robotica, con investimenti altrettanto forti sulle persone e sul capitale umano.

Ripercorrendo la storia del Novecento, ha ricordato come il cattolicesimo politico abbia rappresentato un pilastro della democrazia italiana, capace di coniugare libertà e solidarietà, diritti e doveri. Un’esperienza che, ha precisato, non è scomparsa ma si è trasformata in una presenza diffusa, ancora influente sul piano culturale e sociale. Nel suo intervento ha richiamato anche il valore del lavoro e della rappresentanza, sottolineando la necessità di politiche orientate alla giustizia sociale, alla stabilità occupazionale e alla centralità della persona. In questo quadro ha citato anche l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione dei lavoratori, come esempio concreto di una visione che unisce impresa e lavoro.

Sbarra ha quindi ribadito che il cattolicesimo politico può ancora offrire un contributo rilevante, a condizione di assumersi la responsabilità di interpretare il cambiamento senza perdere i propri valori. “Abbiamo ancora qualcosa da dire”, ha affermato, se sapremo mettere al centro dignità, lavoro e coesione sociale, superando le logiche di contrapposizione e rilanciando il dialogo.

Riferimento attuale

A completare il quadro, il Generale emerito dei Carabinieri Gianni Iannotti che ha offerto un intervento di taglio storico e ha richiamato per prima cosa il pensiero di Benedetto Croce per sottolineare come la dottrina sociale della Chiesa resti un riferimento attuale. Iannotti ha ricordato come il cattolicesimo politico non nasca per conquistare il potere, ma per dare una risposta sociale e morale ai cambiamenti della società, a partire dalla Rerum Novarum fino all’esperienza del Partito Popolare e della Democrazia Cristiana. Ha quindi evidenziato il ruolo della Dc nella costruzione della democrazia italiana, fondata su una classe dirigente diffusa, senza personalismi e orientata al servizio.

Al centro del suo intervento il richiamo al “metodo”: mediazione, rispetto delle minoranze e rifiuto di una gestione esclusiva del potere. In questo senso ha citato anche Alcide De Gasperi, ricordando come già nel dopoguerra si scelse di includere altre forze politiche per garantire equilibrio. Tra i relatori di ieri, anche il Sostituto procuratore di Palmi Federico Moleti e lʼex Sindaco di Mercogliano Massimiliano Carullo.

Su tutto il convegno resta forte l’impronta organizzativa di Gianfranco Rotondi, riconosciuto come il vero regista dell’iniziativa. I lavori proseguiranno fino a oggi, con l’obiettivo di trasformare una riflessione culturale in proposta politica concreta.

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