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Legge SAVE America: scontro politico negli Stati Uniti
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Usa preparano “colpo finale” contro l’Iran. Trump: “Nuovo ultimatum”, rischio escalation su Hormuz

Teheran respinge il piano Usa e mina le acque intorno all’isola di Kharg. Pentagono valuta attacco di terra per controllo dello stretto da cui passa il 20% del petrolio mondiale. Israele compie attacchi su larga scala in Iran
venerdì, 27 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Gli Stati Uniti preparano un possibile “colpo finale” contro l’Iran mentre il conflitto si estende dal Golfo al Libano fino al Mar Rosso. Secondo Axios, il Pentagono valuta opzioni che includono forze di terra e bombardamenti massicci contro infrastrutture strategiche. Tra gli scenari, un’operazione sull’isola di Kharg, principale hub dell’export petrolifero iraniano, il controllo di punti chiave nello Stretto di Hormuz come Larak e Abu Musa, o il sequestro di petroliere. Dallo stretto transita circa un quinto del petrolio mondiale. Donald Trump ha annunciato che Washington presenterà “presto un nuovo ultimatum” a Teheran: “Gli iraniani ci stanno pregando di fare un accordo, non sono io”. Durante la riunione di gabinetto ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno distrutto “quasi il 90% dei lanciatori di missili” e “oltre il 90% dei missili” iraniani e che l’operazione è “in anticipo” sulle tempistiche. Il presidente ha ribadito l’obiettivo della riapertura di Hormuz e ha attaccato la Nato: “Questa guerra era un test per la Nato, non dimenticheremo mai”. Il nuovo ultimatum potrebbe precedere un’ulteriore escalation se Teheran non accetterà le condizioni americane.

Kharg e Hormuz

Teheran, temendo un’operazione di terra, ha rafforzato le difese e minato le acque attorno a Kharg. Il Parlamento iraniano lavora a una legge per introdurre un pedaggio sul traffico nello Stretto di Hormuz, trasformando il controllo militare in pressione economica. L’eliminazione da parte israeliana del comandante della Marina dei Pasdaran Alireza Tangsiri e del capo dell’intelligence navale Behnam Rezaei si inserisce in questa strategia. Secondo l’Idf erano figure chiave nelle operazioni marittime legate al blocco dello stretto, definito dal portavoce Nadav Shoshani “terrorismo economico”. L’operazione mira a indebolire la capacità iraniana di controllare Hormuz e riaprire le rotte energetiche. La pressione si estende al Mar Rosso. Un leader Houthi ha dichiarato che il movimento è “pienamente pronto militarmente” a colpire, con possibili attacchi allo stretto di Bab el Mandeb, altro snodo cruciale per il traffico verso il Canale di Suez.

Negoziati indiretti e scontro politico

Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha confermato che sono “in corso colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran tramite messaggi trasmessi dal Pakistan”. Washington ha presentato un piano in 15 punti sostenuto anche da Turchia ed Egitto. Teheran ha respinto la proposta e ha inviato una propria risposta chiedendo la fine delle “azioni aggressive”, garanzie contro nuovi attacchi, risarcimenti e il riconoscimento della sovranità sullo Stretto di Hormuz. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha rivendicato il successo dell’operazione “Epic Fury” affermando che gli Stati Uniti “continueranno a negoziare con le bombe”. Il mediatore Steve Witkoff ha parlato di “forti segnali” per una soluzione pacifica, mentre il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che “l’esercito iraniano è stato distrutto”. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha accusato Mosca di sostenere Teheran con intelligence e droni: “Queste guerre sono strettamente interconnesse”.

Escalation militare regionale

Sul terreno continuano gli attacchi. Sirene ripetute a Tel Aviv e Gerusalemme per missili dall’Iran, mentre Hezbollah ha colpito Nahariya causando un morto e un ferito grave. Israele ha risposto con “attacchi su larga scala” in Iran, colpendo obiettivi militari dei Pasdaran. L’Idf ha confermato che le operazioni proseguiranno anche in Libano per respingere Hezbollah oltre il fiume Litani. Dal Parlamento iraniano, il presidente della commissione Sicurezza nazionale Ebrahim Azizi ha avvertito che, in caso di invasione, “qui non ci saranno nemmeno le tombe dei vostri marines”.

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