Al Boao Forum for Asia 2026, l’economia del continente si presenta con un doppio volto: da un lato la spinta all’integrazione regionale, dall’altro la necessità di accelerare sulla sostenibilità per evitare che le fragilità ambientali frenino la crescita. Nella “Davos asiatica”, leader politici, economisti e imprenditori hanno delineato un’agenda che riflette un’Asia sempre più consapevole del proprio peso globale, ma anche delle sfide strutturali che rischiano di rallentarne l’ascesa. La parola chiave è interdipendenza: catene del valore più resilienti, infrastrutture condivise e cooperazione tecnologica sono state indicate come leve decisive per affrontare un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati. Il tema della sostenibilità ha dominato i panel principali.
Le economie asiatiche, responsabili di una quota crescente delle emissioni globali, stanno cercando di conciliare sviluppo e transizione verde. Cina, India e ASEAN hanno presentato piani per accelerare l’adozione di energie rinnovabili, ridurre l’impatto dell’industria pesante e investire in tecnologie a basse emissioni. Ma gli esperti avvertono che la distanza tra annunci e implementazione resta ampia, soprattutto nei Paesi emergenti, dove la crescita economica continua a dipendere da modelli ad alta intensità energetica. Sul fronte dell’integrazione, Boao ha messo in luce un rinnovato interesse per accordi multilaterali che rafforzino il commercio intra‑asiatico e riducano la dipendenza da mercati esterni.
La Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) è stata citata come esempio di cooperazione pragmatica, mentre nuove iniziative puntano a standard comuni per la digitalizzazione, la logistica e la sicurezza delle infrastrutture critiche. In un mondo in cui le fratture geopolitiche si moltiplicano, l’Asia cerca di costruire un proprio spazio economico più coeso.





